Combattete la discriminazione anagrafica, non l’invecchiamento

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L’invecchiamento è una costruzione sociale, ma l’enfasi va al suo lato fisiologico. La rivoluzione di pensiero di cui abbiamo bisogno sposta l'attenzione dai cromosomi alla cultura

Margaret Morganroth Gullette, critica dell’età, teorica, autrice e studiosa residente presso il l Centro di Ricerca sugli Studi Femminili dell'Università di Brandeis di Boston, in Massachusetts

Dici Margaret Morganroth Gullette e pensi immediatamente alla “leggenda” della critica culturale. In realtà, Margaret è estremamente amichevole e fa piacere intravedere la persona dietro il personaggio pubblico e la studiosa. Inoltre, probabilmente non saremmo qui senza il suo lavoro. Margaret, infatti, è una dei pionieri degli studi sull'età - è lei, tra l'altro, che ha definito il campo come “studi sull’età” invece che "studi sull'invecchiamento". Soprattutto, ha dimostrato quanto invecchiamo per cultura, un concetto espresso nell’omonomo libro del 2004.

Come studiosa residente presso il Centro di Ricerca sugli Studi Femminili dell'Università di Brandeis, negli Stati Uniti, un paio di anni fa ha pubblicato il libro “Ending Ageism o How Not to Shoot Old People” (Mettere fine all’ageism o come non sparare sui vecchi, ndr). Nel saggio, Margaret chiama in causa gli "agenti di tutte le età che consapevolmente o no, ci feriscono o traggono beneficio dalla nostra sottomissione". E’ questo il momento in cui ha redatto una “Dichiarazione delle rimostranze”, sulla falsariga della Dichiarazione di Indipendenza americana.

Margaret non si stanca mai di esporre i numerosi modi in cui la “narrativa dominante del declino" influenza continuamente la nostra percezione e le nostre opinioni. E sente il bisogno di ricordarci che le persone anziane hanno diritti. Non stiamo parlando di ritagliare un piccolo spazio nella società per chi invecchia, ma l'atto fondamentale di rivendicare, ottenere o riguadagnare l'uguaglianza a cui ogni cittadino ha diritto dalla nascita alla fine.

Parlando del modo in cui la nostra cultura inquadra l'invecchiamento, qual è stato il tuo momento rivelatore?

E’ successo mentre scrivevo il mio ultimo libro e mi sono detta, cupamente: "Questo è molto peggio di quanto pensassi: l'ageism non è solo pregiudizio, inutili stereotipi, discriminazione sul lavoro da parte delle imprese, ma è ovunque nella cultura e nella società”. È nei nuovi regolamenti federali (come Trump che chiude alcuni uffici della sicurezza sociale), nelle decisioni della Corte suprema (che rendono impossibile per gli impiegati statali fare causa per discriminazione sul lavoro) o nelle decisioni mediche che negano trattamenti alle persone anziane. Siamo invecchiati per cultura? Indubbiamente.

Nelle prime pagine di Ending Ageism ho osservato che ogni movimento è iniziato con un documento di rimostranze. Ho pensato che prima o poi qualcuno avrebbe compilato un elenco di tutti i “mali” che i critici dell'età hanno evidenziato. Poi, con mio grande stupore, alla fine del libro, avevo compilato io stessa una simile dichiarazione. È lunga solo due pagine, ma riassume tutto ciò che ho imparato in modo chiaro e piuttosto formale, come la Dichiarazione di Indipendenza, su cui è parzialmente modellato. La Dichiarazione delle rimostranze è online, tradotta in diverse lingue. 

La mancanza di parole per descrivere l'età limita la nostra percezione e ci obbliga a usare altri schemi mentali. Invece di parlare dell'età così com'è, siamo condizionati a parlare di come non è (questo processo è già un modo per sminuire). È questo uno dei motivi per cui continuiamo a inquadrare il dibattito in termini di giovani vs anziani?

In una società che discrimina sulla base dell’età, è semplicemente molto più utile essere giovani, in quasi tutti i settori. Nelle società ageist, per peggiorare le cose, i giovani non traggono molti benefici dall'essere più giovani - alcuni potrebbero sentirsi un po’ arroganti per un po' -, ma la maggior parte inizia a temere di invecchiare. Il filosofo americano Ralph Waldo Emerson ha usato il termine “svantaggioso” per definire l’invecchiamo. Sebbene invecchiare nella società contemporanea porti alcuni vantaggi (come la pensione, un beneficio che Emerson non avrebbe potuto immaginare), gli svantaggi sono peggiori rispetto a quando usava quell'aggettivo.

E poiché nessuno può rimanere giovane, sembrare giovane, pretendere di essere più giovane, fingere di essere più giovane, il linguaggio, l'abbigliamento, i gusti musicali, il modo di parlare sono le strategie che le persone usano per togliersi anni. Ci sono elementi del linguaggio in alcune di queste scelte (forzate) e il linguaggio è certamente usato per svalutare o disumanizzare le persone che invecchiano.

Ma per combattere questi sistemi discriminatori dobbiamo andare ben oltre il cambio del linguaggio. Dobbiamo fare attenzione alle sfumature che implicano il modo di invecchiare bene o male. Anche se il femminismo ha dato alle donne un lavoro migliore, una vita più lunga, sono le donne, piuttosto che gli uomini, le prime vittime di accenni a un triste declino. 

Hai scritto: "Mancando di un suo movimento appassionato, l'ageism rimane ostinatamente e sorprendentemente il più naturale degli “ismi”". Quali elementi entrano in gioco?

Pensavamo che il sessismo significasse che qualcosa non andava nelle donne; l'antisemitismo era "il problema ebraico", ecc. La colpa andava sempre alle vittime. Poi, dal femminismo, abbiamo appreso che il sessismo implicava un sistema, usato in modo oppressivo dal patriarcato e dal capitalismo, reso operativo da individui e istituzioni. Era basato sul genere, ma non aveva nulla a che fare con le donne come soggetti se non quello di far loro credere alla loro inferiorità. Lo stesso si può dire per  il razzismo. È una "invenzione" bianca, come diceva James Baldwin. Anche i bianchi iniziano a vedere più chiaramente che la "razza" è un costrutto.

Anche l'invecchiamento è un costrutto, ma ha un lato fisiologico che è enfatizzato. Con il sostegno scientifico e il potere economico (ad esempio, si dice che le persone di mezza età siano mentalmente “rami secchi"), si pensa erroneamente che l'invecchiamento sia espresso dal corpo. Quindi il terrore dell’invecchiamento. La lotta del nostro tempo è di sottolineare quanto le nostre rimostranze provengano dall'ageism.

Bisogna combattere la discriminazione sull’età, non dell'invecchiamento. Alla fine, vivremo ancora all'interno del corpo e il nostro corpo morirà, ma sapremo faremo meno attenzione ai cromosomi e più alla cultura. Questa è la rivoluzione concettuale di cui abbiamo bisogno. Dovremmo iniziare a vedere quanto può essere diverso l'invecchiamento, prestando meno attenzione ai segni fisici. Probabilmente non vivrò abbastanza a lungo per vedere i cambiamenti di cui abbiamo bisogno.

D'altra parte, ci sono alcuni elementi speculari dell'età che diamo per scontati, come la pensione di vecchiaia. È una discriminazione anagrafica istituita per legge e allo stesso tempo un obiettivo per milioni di persone in tutto il mondo. Come possiamo sfidare l'ageism quando alcuni aspetti sono così radicati nella nostra cultura?

I membri della facoltà sono stati esclusi dal pensionamento a età fissa dal Congresso degli Stati Uniti, quindi sappiamo che anche gli aspetti istituzionali dell'età non sono immutabili. Ma il nostro governo - e non è il solo - stanno innalzando l'età pensionabile in modo da pagare di meno, sperando che le persone muoiano prima di ricevere tutti i benefici a cui hanno contribuito nel corso della loro vita lavorativa.

Quindi sappiamo anche che le politiche di austerità dei neoliberisti (o come si chiamano) stanno causando questa forma di ageism. Il male è grande: negli Stati Uniti, i suicidi sono in aumento, la discriminazione sul lavoro spinge le persone di mezza età e le persone anziane fuori dal mondo del lavoro o in lavori a basso reddito e l'aspettativa di vita sta diminuendo. Aumentare l'età pensionabile quando così tante persone sono ammalate o impoverite prima di arrivare a 62, 65 o 67 anni, è semplicemente crudele.

Il tuo concetto di diventare "sia invisibile che iper-visibile" è veramente acuto. Puoi dirci di più su questa dinamica?

Con l'eccezione delle persone ricche e famose che migliorano la loro immagine pubblica con foto e magari ritocchi, noi anziani siamo spesso "visibili" solo come brutti, asessuati, a volte personaggi da cartoni animati. Le sofferenze e i danni causati dall'ageism, tuttavia, sono generalmente invisibili, ma hanno conseguenze importanti.

Negli Stati Uniti, per esempio, molti avranno presto bisogno di un documento di identità con foto per votare o salire su un aereo, quindi le persone anziane hanno nuovi problemi: spesso si tratta di persone di colore, immigrati, persone nate al di fuori degli ospedali e non registrate. L'età è ora anche una questione di diritti di voto, una questione di diritti.

L'invecchiamento come argomento appare sui media molto più di prima. La mia sensazione è che i media stiano solo apparentemente cambiando la narrazione, mentre in realtà la rendono più sfocata. Ad esempio, le celebrità sono più aperte sull’invecchiamento, ma allo stesso tempo presentano un'immagine inossidabile. Cosa ne pensi di questo?

Mi chiedi dell’ageism, ma noto che usi il termine "invecchiamento". Uso "ageism" o “diventare vecchio". L’ageism, in verità, appare sui media molto più di prima. Ho un alert di Google che da diversi anni dimostra che è vero. Se le celebrità si lamentano dell'età, come ha fatto Madonna, trovo che sia un cambiamento importante, indipendentemente da come vogliono apparire. 

Hai detto che l'ageism colpisce persone sempre più giovani. Hai qualche dato in proposito?

La discriminazione sul lavoro è la voce su cui è condotta la maggior parte delle ricerche, complice un gran numero di persone di mezza età vittime di quella che chiamo discriminazione anagrafica “di mezzo”. Se non ne hanno sofferto personalmente, l’hanno osservata sul posto di lavoro. Questi dati (AARP ha svolto uno dei sondaggi) sono estremamente importanti, perché il lavoro retribuito è il centro dell'età adulta e supporta la capacità di avere una famiglia e crescere figli, mantenere la dignità, ottenere assistenza sanitaria, risparmiare per la pensione, insomma, tutto quanto.

Questa è una domanda difficile. Molte industrie prosperano grazie a una certa lettura  dell’età, ma su entrambi i lati dell'oceano stiamo iniziando a esplorare la possibilità di un'economia più verde. Esiste un modo in cui lasciare alle spalle la narrativa binaria tra giovani e vecchi potrebbe contribuire a scelte economiche più rispettose dell'ambiente? Voglio dire: possiamo smettere di vedere l'invecchiamento come un problema e invece iniziare a vederlo come parte della soluzione?

Chiunque tenga a cuore il messaggio ambientale può aiutare, qualunque sia la sua età. In una delle mie riunioni universitarie, abbiamo incontrato studenti universitari che avevano avviato un movimento per convincere l'università a vendere le sue partecipazioni in combustibili fossili. Alcuni dei miei compagni di classe, che hanno cinquant'anni più degli studenti, hanno firmato; abbiamo coinvolto altre classi e abbiamo inviato una petizione all'allora presidente.

Apparentemente non ha fatto nulla, ma il gruppo continua a lavorare sulla questione. Naturalmente gli studenti hanno visto gli ex-alunni più anziani come una grande risorsa. In qualsiasi movimento politico, le persone anziane con esperienza di attivismo, e talvolta denaro, sono una risorsa straordinaria.

Come suggerisci di sfidare e resistere alla lettura attuale dell’età? Due passi pratici che possiamo intraprendere nella nostra vita quotidiana.

Posso suggerire due scelte modeste con risultati piuttosto importanti. Non ridete delle battute dell'età. Non tacete se vi sentite offesi dal comportamento di qualcuno o dal linguaggio che usano. Se vi chiamano "signorina" o “giovinetta”, fate svenire la vostra voce. Preparatevi in anticipo cosa dire se si verificano tali episodi, sia in uno studio medico, in un supermercato, in un ristorante.

Esiste sempre una gamma di possibili risposte, dalla cortese risposta all'esplosione della rabbia, alla spiegazione di perché un certo modo di esprimersi sia un problema. Molte persone sono meglio preparate a rispondere al sessismo e al razzismo, ma bisogna organizzarsi anche sull’età. Sono gesti modesti, forse, ma fanno sentire più in controllo, il che è un fantastico miglioramento rispetto alla passività e al noioso risentimento. E fare questo passo può cambiare totalmente l'atteggiamento e il comportamento di un'altra persona.

Ultima domanda: hai sottolineato il fatto che l'invecchiamento non è un evento, ma un processo che dura da molto tempo. Quali vantaggi ti sta portando questa fase della vita?

Sono molto fortunata, in quanto sono in grado di continuare a lavorare: scrivere saggi e libri e pubblicarli, tenere conferenze a livello internazionale, interessare le persone alle idee che sviluppo. I miei trent'anni sul campo e i miei quattro o cinque libri mi danno un po’ di autorità. Molti dei miei amici sono nella stessa situazione. Ma tutto ciò significa che finora ci sono stati risparmiati gli effetti negativi dell'età. Sono molto consapevole che questa piacevole utilità è prestata da una cultura che non ha scrupoli nell'ignorare improvvisamente qualcuno di noi per motivi di età.