Dobbiamo cambiare la percezione dell’invecchiamento partendo dai bambini

Lindsey McDivitt

Mi preoccupa che stiamo indottrinando i bambini con immagini imprecise e negative di ciò che significa invecchiare

Lindsey McDivitt, autrice americana di libri per bambini

Da quando ho parlato con Loredana Ivan, professore associato del College of Communication and Public Relations presso l'Università Nazionale di Studi Politici e Pubblica Amministrazione di Bucarest, in Romania, ho continuato a riflettere sull’ageism visivo e su come diventiamo ageist. È più o meno la stessa domanda che ci si fa sulle persone che scelgono di essere dalla "parte sbagliata" della storia. Come ci hanno educati a pensare a ciò che pensiamo e quindi a fare ciò che facciamo? Loredana ha sottolineato che i bambini, fin dalla più tenera età, mostrano comportamenti discriminatori nei confronti delle persone anziane. Chiaramente, siamo tirati su in questo modo.

Scavando più a fondo, ho scoperto "A is for aging" il blog di Lindsey McDivitt. Lindsey non è semplicemente un’autrice di libri per bambini - e questo sarebbe già molto - ma è un'autrice che intende promuovere la comprensione intergenerazionale, fornendo ai giovani lettori una letteratura senza stereotipi. Obiettivo: aiutarli a guardare alle fasi più avanzate della vita come momenti di cambiamento e crescita e non necessariamente come un tempo di declino. Dopo aver pubblicato “Nature's Friend: The Gwen Frostic Story” (luglio 2018, Sleeping Bear Press), Lindsey tornerà a breve in libreria con due biografie di persone reali che hanno fatto la differenza nel mondo nell'ultimo terzo della loro vita.

I libri giocano un ruolo fondamentale nel plasmare le nostre idee e il nostro mondo, ma raramente mettiamo in discussione il loro contenuto. È come se le copertine fossero una garanzia di una qualità intrinseca. Allo stesso tempo, non siamo abituati a ipotizzare qualcosa di diverso da quanto offre il mercato. Ad esempio, divoriamo un certo genere quando appare, ma non lo chiediamo agli editori prima che sia stato "inventato". 

Proprio perché hanno una più lunga aspettativa di vita, le generazioni più giovani, hanno bisogno di una prospettiva diversa sull’invecchiamento. Ma sottolinea Lindsey, non ci sono libri in stampa per bambini sul questo argomento e forse è arrivato il moment di farsi qualche domanda.

Puoi dirci qualcosa su di te e sulla tua storia?

Ho lavorato per molti anni nel settore della salute, principalmente con sopravvissuti colpiti da ictus e le loro famiglie. Ho sviluppato programmi di educazione e sostegno per aiutarli a far fronte ai principali cambiamenti nelle loro vite dopo un evento di questo tipo.

Come hai iniziato a scrivere libri per bambini?

All'età di 52 anni, durante una recessione economica, sono stata licenziata dall’ospedale dove lavoravo. Non c'erano lavori nel mio settore e io ho sempre voluto scrivere. Quindi, per non perdere la testa nel bel mezzo di un inverno del Minnesota, ogni mattina andavo a un caffè con il mio portatile.

Scrivere è molto rilassante e ha aiutata moltissimo, ma la curva di apprendimento è stata molto ripida. Scrivere libri illustrati è molto più difficile di quanto sembri, proprio come scrivere poesie. Ogni singola parola conta. Devi pensare contemporaneamente al lavoro dell’illustratore e a una piacevole esperienza di lettura ad alta voce.

Come hai unito il tuo interesse per l'invecchiamento e per i libri?

Quando ho iniziato a scrivere mi sono resa conto che avevo bisogno di leggere molti libri illustrati per familiarizzare con ciò che viene pubblicato. Mi ha fatto molta impressione imbattermi in molti stereotipi sull'età nei libri per bambini. Troppo spesso, i personaggi più anziani sono descritti come fragili, smemorati, malati, tristi, scontrosi e soli. L’invecchiamento è spesso equiparato a malattia e morte.

Come con tutti gli stereotipi, puoi certo trovare nella realtà persone anziane con questa caratteristiche, ma nei libri ho notato poca diversità. Le persone anziane sono molto diverse l'una dall'altra. Nei miei anni di lavoro con i sopravvissuti all'ictus ho conosciuto tante persone anziane interessanti e dinamiche. Molti hanno dimostrato una straordinaria capacità di ripresa anche dopo importanti cambiamenti nelle loro vite.

Perché hai deciso di lanciare A is for Aging?

Gli editori raccomandano che gli autori abbiano un sito e un blog. Ho riflettuto su ciò che era importante per me. Mi dà enorme fastidio il fatto che stiamo indottrinando i bambini con immagini inesatte e negative di ciò che significa invecchiare.

Non mi piace l’idea di puntare il dito sul lavoro di altri autori e, dunque, ho deciso di dare risalto ai libri che mi piacciono e indicare (indirettamente) gli stereotipi più frequenti.

Sono sempre molto curiosa di scoprire le radici del nostro atteggiamento discriminatorio verso l’età. Mi sembra che siamo educati a pensarla in un certo modo. Cosa pensi?

Da quando siamo piccoli, siamo indottrinati con una serie di preconcetti sull’età e lo provano anche le ricerche. Anche i bambini piccoli mostrano atteggiamenti negativi nei confronti delle persone anziane e dubitano del fatto che siano competenti quanto gli altri adulti.

Purtroppo, anche i libri illustrati per bambini contribuiscono a questo e al conto si aggiunge la mancanza di conoscenza e comprensione da parte della maggior parte degli adulti che rende difficile parlare di invecchiamento senza chiamare in causa la malattia e il declino.

Che cosa hai imparato finora sull'età nei libri per bambini?

Gli editori in America desiderano che i bambini siano i protagonisti della storia: quelli che agiscono per risolvere il problema. Di conseguenza, se fra i protagonisti c’è una persona anziana, i bambini sono mostrati come quelli che la aiutano. L’autore deve trovare un problema risolvibile dai bambini, ma questo lo fa ricadere negli stereotipi legati all’età.

Molti di noi sono stati esposti a così tanti miti sull'invecchiamento per così tanto tempo che la maggior parte degli scrittori non ha idea di cosa significhi davvero invecchiare. Non si rendono conto che le persone invecchiando sono molto diverse le une dalle altre e, in genere, sono più felici.

Quali sono gli stereotipi più comuni legati all'età che hai notato nella letteratura per l'infanzia?

Il problema più comune è che spesso le persone anziane mancano dalla maggior parte dei libri per bambini. Molti editori ritengono che i bambini non abbiano interesse per gli anziani. Quanto agli stereotipi più comuni legati all'età sono quelli di essere dipendenti dagli altri e poco interessanti.

Qual è la tua percezione del mercato dei libri per bambini? Le case editrici sono sempre più sensibili per un argomento come l'età?

Pochi editori sembrano riconoscere che l'invecchiamento dovrebbe essere incluso fra gli argomenti dei libri per i bambini. Al momento, infatti, non ci sono in stampa libri per bambini sull'invecchiamento o sulla vecchiaia. Sembra essere un tema completamente tabù. Ho presentato molte versioni dei miei manoscritti sull'argomento e non ho ancora trovato nessun editore interessato.

Una nota positiva, invece, riguarda la popolarità delle biografie fra i libri illustrati ed è sicuramente un punto di svolta. Gli editori iniziano a pubblicare storie di vita di persone interessanti. Ciò ha aumentato l'esposizione dei bambini a vite lunghe ben spese. Ha anche evidenziato che molte cose possono accadere in età avanzata.

I bambini sono osservatori sorprendenti: come si fa a superare la sfida di presentare un tema complesso e sfumato come una persona anziana senza cadere nella trappola degli stereotipi così comune nei media?

Il semplice riconoscimento che siamo costantemente bombardati da informazioni inaccurate e stereotipi negativi è un inizio. Ma penso che uno scrittore debba rendersi conto che è una sfida simile a quella di ritrarre un personaggio di un'altra razza, religione o cultura. Se non fa parte della tua storia, devi essere molto cauto. E anche se lo hai vissuto, la tua resta sempre  un'esperienza individuale. Educare se stessi e riconoscere quanto non sappiamo è molto importanti. Alla fine, ciò che conta è il lettore bambino e come influenziamo le sua percezione del mondo.

Gli anziani sono un gruppo molto eterogeneo e con l’allungamento dell’aspettativa di vita i bambini possono avere genitori over 40 e over 50, ma possono anche arrivare a  conoscere i loro bisnonni.

Gli scrittori che vogliono toccare l’argomento devono imparare molto sulle persone anziane, per riconoscere gli stereotipi e i miti dell'invecchiamento. E’ una grande responsabilità mostrare ai bambini l’immagine di chi potrebbero diventare. Non so chi l’abbia detto, ma è importante ricordare a noi stessi che la vista è molto diversa dalla cima della montagna. Molti di noi pensano di sapere come ci sentiremo a 70 o 80 anni o come potremo far fronte a una malattia, ma potremmo sbagliarci.

Pensi che la presenza limitata di personaggi che invecchiano nella letteratura per bambini possa essere un modo (inconscio) di evitare il concetto di morte? Un altro argomento tabù nella nostra società?

Sì, sicuramente. Spesso un terzo della nostra vita adulta è erroneamente equiparato a malattia e morte. Ho notato che se menziono persino la parola "invecchiamento", le persone si irrigidiscono. I lati positivi che molte persone sperimentano in questa fase della vita non vengono nemmeno menzionati. E il gran numero di anni buoni, l'incredibile varietà di persone anziane restano invisibili.

Avere modelli di ruolo positivi è un grande aiuto nella vita. Quali sono gli attributi positivi dell'età che potrebbero figurare nella letteratura per bambini?

Con l'avanzare dell'età, spesso diventiamo più riconoscenti verso le persone presenti nelle nostre vite. Scegliamo come passiamo il nostro tempo con più attenzione. Credo che questo potrebbe essere l'attributo più comune rappresentato nella letteratura per bambini, come l'accettazione amorosa nelle relazioni tra bambini e adulti più anziani, in genere nonni. Ma a volte vediamo anche altre meravigliose amicizie intergenerazionali. Come ho detto prima, la nuova tendenza alle biografie dei libri illustrati contribuisce a fornire ai bambini una visione interessante delle età avanzate della vita.