Risvegliamo la nostra consapevolezza

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Quello che credevamo fosse un problema psicologico era invece una questione sociale e culturale.


Siamo condizionate a pensare negativamente al nostro corpo e a noi stesse

Leslie Morrison Faerstein, direttore esecutivo di Amazing.Community e psicoterapeuta specializzata in donne, disturbi alimentari e traumi

Con i suoi corti capelli biondi e un paio di occhiali inconfondibili, Leslie parla e sorride, sorride e parla. C'è un calore nel suo insieme che si fonde con i colori circostanti del suo studio. Leslie Morrison Faerstein è il direttore esecutivo di Amazing.Community, un’organizzazione senza scopo di lucro basata a New York. Co-fondata da Stela Lupushor - con cui ho avuto il piacere di parlare qualche mese fa -, aiuta le donne a rientrare, cambiare direzione di carriera e rimanere nel mondo del lavoro espandendo i propri orizzonti professionali.

Sebbene razionalmente sarebbe impossibile costruire un ponte tra questa donna volitiva ed energica e Brunelleschi, la mia mente ha fatto il “salto” e ha collegato le sue parole con l'inizio del Rinascimento. In un primo momento, ho pensato che fosse perché sia Leslie sia l'architetto toscano hanno un modo di guardare alle cose - una prospettiva, appunto - che li separa dai loro contemporanei. Ma poi mi sono resa conto che, ognuno a suo modo, incarnano il concetto di Rinascimento come un movimento che genera un modo nuovo e più consapevole di concepire il nostro ruolo nel mondo.

Puoi dirci qualcosa su di te? Quali esperienze ti hanno plasmata nella persona che sei oggi?

Ho lavorato tutta la mia vita nell'amministrazione di società senza scopo di lucro. Ho un master in scienze sociali conseguito presso la Scuola di Scienze Sociali della Columbia University e un dottorato presso il Teachers College della Columbia University in formazione familiare e delle comunità. Ho scritto una tesi su “Meccanismi di accettazione e difesa delle madri di bambini con disabilità di apprendimento".

A quel tempo, non esisteva letteratura su questo argomento e i professionisti tendevano a sminuire il problema, convinti che le madri avrebbero semplicemente accettato la loro realtà. Ho lavorato nel settore della salute mentale, dell’arte e del volontariato. Ho uno studio di psicoterapia a New York specializzato in donne, disturbi alimentari e traumi.

Da dove nasce il tuo interesse per le donne anziane?

Avevo quasi 66 anni quando mi sono dimessa dal mio lavoro e, nonostante la mia esperienza come direttore esecutivo, per la prima volta nella mia vita non sono riuscita a ottenere un colloquio. Mi sono accorta che era per via della mia età. E’ stato devastante. Non potevo crederci. Mentre ero disoccupata, ho letto moltissimi libri, ma era un ripiego: non ho mai avuto intenzione di andare in pensione.

È stato allora che hai incontrato Stela, la co-fondatrice di Amazing.Community, giusto?

Sì, ci siamo incontrate per un caffè e abbiamo iniziato a parlare immediatamente di ottenere lo status di onlus. Stela porta la sua esperienza aziendale e io sono una sorta di modello per le donne, la mia presenza dimostra che non c'è niente di sbagliato con l'età.

Hai vissuto quel momento magico in cui, più o meno intorno ai quarant'anni, tutti i pezzi del puzzle della tua vita hanno iniziato ad andare al loro posto?

In realtà, è successo quando avevo trent'anni, quando è nata mia figlia e ho conseguito il dottorato. Ho iniziato a lavorare con Susie Orbach, la psicoterapeuta e critica sociale. Mi ha formato personalmente e tutto ha iniziato ad avere senso. È stata un'esperienza radicale e trasformativa.

Imparare come l'immagine del corpo viene tramandata di generazione in generazione è stato un momento incredibilmente liberatorio. Quello che pensavamo fosse un problema psicologico è stato finalmente definito come una questione sociale e culturale.

Mi sono resa conto di quanto biasimo ci sia socialmente sul nostro corpo e su noi stesse. Dopo questa esperienza, ho ottenuto la licenza per gestire un centro senza scopo di lucro per i disordini alimentari e le donne vittime di abusi sessuali. C'è una correlazione tra queste due condizioni.

E’ stato come prendere la pillola rossa di Matrix?

Sì, sicuramente. Sia personalmente sia professionalmente, questo è stato il punto di svolta della mia vita.

C'è anche una pillola rossa per l'invecchiamento?

È il tempo stesso. Mentre invecchiavo, ho visto come le persone si relazionavano con me. Siamo spinte a conformarci a ciò che la società e le aziende vogliono, ma penso che abbiamo bisogno di riconoscere ed essere orgogliose di chi siamo.

Una volta, Susie ha detto: "Le donne cercano di cambiare la forma della loro vita cambiando la forma dei loro corpi". Ecco perché parlo dei miei capelli radi, del fatto che uso apparecchi acustici. Penso che se non esco allo scoperto, non cambierà nulla.

Nel tuo studio di psicoterapia ti prendi cura (anche) delle donne anziane: c’è qualcosa di ricorrente nei loro bisogni?

Le donne che invecchiano si sentono fragili e vulnerabili. Hanno paura di fare cose che facevano prima. Per esempio, prendere la metropolitana. Se si sono fatte male in passato, sono preoccupate che possa succedere di nuovo e questo limita le cose che fanno e pensano di poter fare.

Cosa dici alle donne anziane che si sentono confuse, dubitano di se stesse e delle loro capacità?

Lavoriamo per riconoscere a quali stereotipi ci sottomettiamo. Gli stereotipi sono un modo per nasconderci e ritirarci. Possono davvero farci sentire invisibili; colpiscono la nostra autostima e sicurezza. Lavoriamo sulle paure, richiamiamo alla memoria vecchie sensazioni, progettiamo strategie di auto-protezione.

Molte delle mie clienti, quando invecchiano, si trovano a fare i conti con piccoli infortuni o la necessità di interventi chirurgici, come la sostituzione di articolazioni danneggiate. Le aiuto ad accettare i cambiamenti, a superare le paure legate alla fragilità con la consapevolezza che sta a noi fare in modo di non farci definire dalle limitazioni.

In generale, cosa sbagliano la società e i media sull'invecchiamento delle donne?

Trasmettono il messaggio che le donne anziane non possono fare nulla. Ci condizionano a pensare all’immagine. Con il progredire della mia carriera, ho capito sociologicamente i problemi dell'immagine per le donne. La nostra società orientata alla gioventù offre pochi, pochissimi modelli reali di comportamento. Mia nonna era ossessionata dal suo aspetto, mia madre - con un master, un dottorato e una cattedra in un'università della Ivy League - ha lottato con il suo peso per tutta la vita. Questo è ciò che la società ci fa.

In che modo il lavoro con Amazing.Community ha avuto un impatto sulla tua percezione dell'invecchiamento delle donne?

Ho imparato molto su ciò che accade statisticamente. Anche se ho sofferto in prima persona di discriminazione legata all'età, non mi sono resa conto della sua portata. Il più grande gruppo di lavoratori disoccupati negli Stati Uniti sono le donne di età superiore ai 50 anni. Ho fatto esperienza di inclusione e diversità. Ho avuto anche la possibilità di sperimentare il lavoro intergenerazionale: ho co-creato una chat bot con una donna più giovane, Bianca Palmarini. Non era il mentoring al contrario, è stata una vera e propria collaborazione.

Amazing.Community offre alle donne quegli strumenti e quel supporto che generalmente mancano. Da quanto hai notato finora, quali sono i tipi di aiuto e sostegno di cui le donne che si stanno reinventando hanno bisogno?

Quando sei senza lavoro, ti senti imbarazzato e Amazing.Community aiuta a gestire queste sensazioni, offrendo allo stesso tempo gli strumenti per rientrare o cambiare carriera.

L'anno scorso, la nostra prima conferenza ha riunito oltre 150 persone per un evento di due giorni. C'erano donne anziane che si sentivano prive di potere e frustrate e giovani che lavoravano come volontarie perché hanno già capito come vanno le cose. 

Quando si tratta di invecchiamento, parliamo di inclusività e diversità, ma siamo ancora lontani da un gruppo veramente inclusivo e diversificato. Qual’è la tua opinione?

Siamo terribilmente indietro con l’inclusività e la diversity. Lo stesso vale per il sessismo e l'età. Siamo consapevoli di questo, ma non stiamo combattendo.