L’invecchiamento è l’ultima chiamata per riflettere sulla nostra filosofia di vita

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Dobbiamo chiederci dove siamo e dove vogliamo andare

Laura Torretta, counselor organizzativo a indirizzo sistemico relazionale e autrice di “Ricomincio da Me con il Counseling”

L’invecchiamento succede, ma proprio perché non chiede il nostro parere, Laura Torretta e io abbiamo parlato di scelte. Laura, infatti, è una counselor a indirizzo sistemico-relazionale e l’autrice di “Ricomincio da Me con il Counseling”. Non ci facciamo caso, ma la maggior parte delle decisioni più importanti che prendiamo si concentrano nella prima parte della nostra vita. 

Per il resto, tendiamo a farci portare dagli eventi, fino alla crisi di mezza età in cui capita che perdiamo l’equilibrio sul piano professionale, personale o familiare. E’ una sorta di “sveglia” e le parole ci ricordano che abbiamo appuntamento con nuove decisioni. Recuperando la radice di crisi e la sua parentela con il concetto di scelta (etimologicamente, derivano entrambe dal greco) è evidente il rovescio della medaglia: il senso di smarrimento collegato all’età è un’occasione per riflettere, per chiederci dove siamo e dove vogliamo andare. 

Come definiresti l’invecchiamento?

L’invecchiamento è un processo, ma non è un evento uguale per tutti. La storia di ogni persona, infatti, è unica e lo stesso vale per il modo in cui affronta il tempo che passa. In generale, però, credo che l’invecchiamento sia l’ultima chiamata per riflettere sulla nostra filosofia, sulla nostra verità interiore e su quali sono i valori che orientano la nostra vita. Invecchiare, infatti, ci pone davanti a un bivio: possiamo continuare a guardare indietro al tempo che non ritorna o decidere come trascorrere gli anni che abbiamo davanti.

Partiamo dal presupposto che l’invecchiamento sia una fase di trasformazione, come possiamo trarne il massimo?

La prima cosa da fare è cambiare il punto di vista. Dobbiamo lasciarci alle spalle l’idea socialmente e culturalmente condizionata che stigmatizza questa fase della vita come tempo sterile e cominciare ad apprezzare la sua componente fertile e generativa. Per fare questo, però, dobbiamo ritagliarci uno spazio di riflessione da cui osservare la nostra vita. 

Il concetto di “fare ordine” non è più una novità, ma perché fermarci agli oggetti? Perché non dare a noi stessi la stessa attenzione che dedichiamo alle cose che possediamo? Almeno una volta l’anno, dunque, dovremmo fare il punto, osservare dove siamo arrivate, darci merito per quello che abbiamo fatto, scegliere cosa portare con noi e lasciare andare quello che non ci appartiene più.

Sei d’accordo che nelle fasi avanzate della vita scegliamo meno e ci lasciamo portare dagli avvenimenti? La crisi può aiutarci a riprendere in mano il timone della nostra vita?

 E’ vero, molto spesso non scegliamo veramente, ma lasciamo che sia il contesto a decidere per noi. E’ curioso, ma qui si apre un’altra riflessione. Perché mentre ci preoccupiamo dell’anagrafe, dimentichiamo che l’adultità è uno stato scollegato dagli anni, caratterizzato com’è da una profonda connessione in cui siamo presenti e assertive, capaci di scegliere cosa è utile e giusto per noi e per il contesto. A dispetto dei nostri anni, dunque, se non scegliamo non siamo pienamente adulti. Come diceva Seneca: “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare”.

Per le donne, le cose sono ulteriormente complicate. Come si può sfruttare il momento in positivo?

Anche se le cose hanno iniziato a cambiare per le nostre generazioni, le donne molto spesso si sono trovate davanti a delle scelte obbligate. Educate a fare le “brave bambine”, non hanno osato, si sono sottomesse all’autorità di turno, senza contare che c’è sempre un manager dietro l’angolo che sa come agganciare il perfezionismo, il senso di colpa e la salvatrice affidabile. 

Prima o poi, però, la corsa alla soddisfazione altrui trova un ostacolo sulla sua strada. Può essere una coppia che scoppia, un lavoro che non soddisfa più, una promozione che non arriva o semplicemente l’implosione di una situazione in cui ci si fa in quattro per soddisfare i desideri di tutti - figli, coniugi e genitori anziani -, senza trovare spazio per sé.

Credo che sia importante stabilire un punto: realizzare se stesse è un diritto inalienabile, non c’è ragione di sentirsi egoiste. Dunque, ben venga la crisi se è un’occasione per aggiornare i propri desideri, un trampolino per riprendersi la propria libertà, per rimettersi al centro della propria vita.

 Capita, però, che le donne tendano ad auto-escludersi. Non trovi?

Le donne spesso si autoescludono dai giochi di potere perché non vedono il loro potenziale e perché non sanno chiedere. Paradossalmente, aspettano che qualcun altro le veda e le scelga. Il momento di crisi, però, non riguarda solo le persone, ma anche le istituzioni. E, infatti, anche il contesto organizzativo, caratterizzato da una cultura maschile piramidale con accentramento di potere e poca delega, con silos funzionali e molta burocrazia inizia a essere messo in discussione. La cultura femminile della cura e della generazione, dell’ascolto attivo e del dialogo può portare a un nuovo rinascimento manageriale. Un modo per interpretare questa cultura è investire sulle relazioni, una cosa in cui le donne sono particolarmente capaci. Dedicare più spazio ai rapporti interpersonali, inoltre, ci può dare quella spinta a uscire dal guscio.

Come possiamo allenarci a vedere il nostro potenziale?

Dobbiamo cominciare a compiere in modo deliberato azioni come volerci bene, stimarci, valorizzare le nostre qualità e essere assertive con noi stesse. Chiediamoci quali sono i nostri pregi, le attitudini distintive che ci accompagnano da sempre. Facciamo un elenco, scriviamolo senza paura di smentite. Recuperiamo nella memoria episodi in cui abbiamo attivato queste risorse. Possiamo chiedere anche alle persone che amiamo di indicarci le qualità che vedono in noi. Scriviamo queste parole, leggiamole spesso per ricordarci la nostra ricchezza umana che trascende il tempo che passa.

Raccontaci qualcosa di te: come vivi l’invecchiamento? 

Non ho mai avuto paura di invecchiare, l’età che avanzava non mi spaventava, ma a quarant’anni è arrivata una crisi. Le mie amiche iniziavano a non accettare i mutamenti del loro corpo, presagivano catastrofi nell’invecchiamento fisico, hanno iniziato a fare interventi che nel tempo si sono estesi senza trovare mai piena soddisfazione. Travolta da queste emozioni, ho iniziato a pensare che anche per me l’alternativa fosse il bisturi. Ho fatto un elenco delle cose che avrei voluto cambiare: quando l’ho visto scritto, ho capito che stavo guardando il mio corpo con le lenti sbagliate, quelle che vedevano quello che non c’era più e non poteva ritornare. 

 Ho accettato il mio corpo, ho elaborato il naturale e lento cambiamento biologico, ho spostato l’attenzione su altre componenti su cui avevo e ho potere di influire, mi sono occupata della mia crescita personale e del mio benessere interiore. Ho pensato di immortalare la mia bellezza esteriore con un servizio fotografico, ma non ho trovato un fotografo che mi piacesse e, in definitiva, non ero pronta. Da allora, sono passati quasi dieci anni, quando è arrivato il momento, davanti alla macchina fotografica c’erano tutta la naturalezza e la spontaneità dei miei quasi cinquant’anni.

 E’ stato in quegli anni che, all’apice di una carriera dirigenziale in ambito commerciale, ho capito che avevo altro talento da esprimere e un’altra professione da sviluppare. Con il counseling, ho chiuso un ciclo e un destino professionale e ho aperto una nuova fase che mi ha permesso di capitalizzare le risorse del passato, riprogettando il futuro.

 Quali sono le risorse inattese che stai scoprendo in te stessa con il passare del tempo?

Oggi a 56 anni rido di gusto con mia madre di 83 anni, lasciando andare cosa ci divide e accogliendo cosa ci unisce. Dopo anni di copioni in cui sono stata ‘il soldatino di papà’ e ‘la brava bambina di mamma’ sempre sull’attenti per tutti, ho recuperato una sana leggerezza verso la vita. Osservo quante ‘to do list’ e multitasking ho assolto nella fretta delle scadenze e delle urgenze, quindi scelgo di essere molto più paziente e assaporo l’ozio del dolce far niente, perché attimo per attimo decido di essere come voglio e fare cosa è giusto per me senza dover piacere a tutti e dimostrare niente a nessuno.