Date alla prossima generazione un motivo di speranza

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Gli anni migliori della mia vita sono arrivati dopo i settant’anni, quando ho contribuito a fondare tre network per un approccio positivo all’età

Dr. Jan Hively, fondatrice di Pass it on Network, un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro

Ce n’è abbastanza nella vita di Jan Hively per fare un film, anzi un buon film. Ma prima di diventare Janet McNeill Hively, il vice sindaco di Minneapolis, conquistare un dottorato di ricerca all'età di 69 anni e fondare Pass it on Network, un'organizzazione internazionale senza scopo di lucro che promuove un approccio positivo all'invecchiamento (e molte altre cose nel frattempo), era solo la "bambina di Newport Street ad Arlington". All'età di 87 anni, Jan ha recentemente completato un corso di biografia guidata con la Leonard Davis School of Gerontology durante la quale ha collegato i punti della sua storia.

Dopo aver parlato con lei, ho la sensazione che il tempo non abbia formato il suo personaggio; lo ha semplicemente rivelato. Jan era già lì, dal primo giorno. La sua storia richiama alla mente la famosa frase di Picasso: "On met de longtemps à devenir jeune." (Ci vuole un sacco di tempo per diventare giovani) ed è affascinante notare quali significati emergano quando la maggior parte del tempo è dietro le spalle. Ma come dice Jan: "Non pensare che le mie priorità siano più a breve termine, poiché questa è la lunghezza del mio futuro. Al contrario, ho voglia di contribuire al futuro delle generazioni a venire”.

Mi piace tenere questo pensiero in tasca e qui c'è la storia di Jan.

Parlaci della tua infanzia: hai detto di essere stata un’outsider sin da piccola.

Posso tornare con la memoria alla vita di quella bambina solitaria, spaventata, desiderosa di apprendere, ma anche determinata ed empatica che viveva a Newport Street ad Arlington, nel Massachusetts. Fin da quando riesco a ricordare, ho la sensazione di non appartenere al posto in cui sono nata.

Il fatto è che mio padre era vedovo con due figli quando ha sposato mia madre. Mia sorella aveva dieci anni quando sono nata, ha diviso la sua stanza con me e mi ha dato un amore incondizionato. Mio fratello, invece, aveva sette anni più e mi teneva a distanza. I bambini del quartiere avevano la loro età. Non c'era nessun coetaneo con cui giocare o risalire la ripida collina della scuola elementare al mattino. Forse è per questo che ho imparato presto a leggere.

Cosa leggevi?

Mio padre ci aveva comprato "Il libro della conoscenza", sei volumi per bambini. Nella libreria del soggiorno c'erano anche libri di storie di autori come Edgar Allan Poe e Rudyard Kipling, insieme a diversi libri di fiabe. Qualunque cosa fosse lì, l’ho letto e fatta mia. Ho memorizzato la poesia patriottica di “Unfrequented Paths”, un libro di poesie piene di amore per la natura, per il lavoro e la convinzione che l’amore, alla fine, avrebbe trionfato sull'ingiustizia. Era stato pubblicato nel 1903 dal mio bisnonno, George E. McNeill, un leader nella fondazione della Federazione Americana del Lavoro. A quel tempo, quando avevo nove anni, ero già un’attivista nello spirito.

In che modo il tuo attivismo ha cominciato a manifestarsi?

All'età di 13 anni, firmando con i nomi dei miei genitori, ho compilato una domanda e ottenuto una borsa di studio in una buona scuola privata. Sono stata incoraggiata a studiare e ho scelto filosofia, da Platone a Mill. Poi ho ottenuto una borsa di studio al Radcliffe College, la via di accesso ad Harvard per le studentesse. Ma erano gli anni Quaranta, nessuna di noi ragazze alzava la mano per fare domande, eravamo obbligate a  indossare la gonna ed eravamo fondamentalmente soggette alle aspettative culturali per il nostro sesso.

Il mio obiettivo era diventare psichiatra, ma non potevo iscrivermi a Psicologia 1 senza aver completato un corso di matematica del liceo. Questo mi preoccupava, perché il nostro liceo femminile non aveva prevedeva l’insegnamento di matematica avanzata - avevamo lezioni di biologia ma il corso riguardava solo gli invertebrati per evitare qualsiasi riferimento alla sessualità - e dovevo mantenere una media molto alta per continuare ad assicurarmi la borsa di studio. Così ho abbandonato l'idea della psichiatria e ho seguito corsi in settori familiari come la storia e scienze politiche per diventare insegnante.

Ma non sei diventata un’insegnante, vero?

La vita aveva altri progetti. All'età di 19 anni, mi fu diagnosticata la poliomielite. La malattia ha influito sul mio corpo, sulla mia salute e sulla mia vita. I medici dissero a mia madre che non sarei mai stata in grado di vivere senza tutori. Il miracolo, però, arrivò sotto forma di tre donne, vestite con uniformi bianche inamidate. Erano marines di stanza in Australia durante la Seconda Guerra Mondiale e erano state addestrate da Sister Kenny, l’infermiera australiana che aveva sviluppato un metodo a base di impacchi caldi e umidi ed esercizi di ginnastica passiva per riabilitare i muscoli dei malati di poliomielite.

Le soldatesse mi dissero che avrebbero costruito una palestra sopra il mio letto e mi avrebbero insegnato degli esercizi per rimettermi in piedi con le stampelle. A quel punto, il centro della mia vita si è focalizzato sull'esercizio. Un anno più tardi, la mia guarigione era così avanzata che non solo camminavo da sola, ma potevo usare la bicicletta per andare a lezione. Zoppicavo e il mio collo era debole, ma che diamine! Decisi che sarei stata coscientemente grata ogni giorno della mia vita per il fatto di poter camminare di nuovo.

Cosa è successo dopo che hai riconquistato la tua vita?

La polio ha lasciato degli strascichi negativi duraturi. Ho sempre avuto paura del buio, ma negli anni seguenti i miei incubi sono peggiorati e ho sempre nutrito un fastidioso, inquietante timore di perdere il controllo. Sono diventata co-dipendente dal mio ragazzo, Wells a cui era stata diagnosticata la polio al braccio e alla spalla. Credo che abbiamo contratto la malattia durante la nostra vacanza in Messico.

Una volta guarito, Wells veniva a trovarmi ogni giorno. Ero impaziente di sposarmi, di lasciare la casa di mia madre, di finire il corso di laurea e di essere indipendente. Dopo aver lavorato per mantenerci mentre quello che era diventato mio marito completava un dottorato di ricerca, ho vissuto come sua moglie quando lavorava all'Università del Minnesota. Facevo la casalinga, la volontaria e avevo due figli di cui occuparmi. Nella mia mente pensavo che avremmo dedicato il nostro tempo ai figli e alla comunità, una volta cresciuti, quando sarebbe andato in pensione, avremmo avuto tempo per stare insieme e incamminarci verso il tramonto. Rinviare l'intimità è stato un grosso errore.

Fu in occasione del mio quarantesimo compleanno che mio marito mi disse che non mi aveva mai amato veramente, non gli era mai piaciuto fare l'amore con me e desiderava vivere con la collega che amava con cui voleva condividere tutti gli aspetti della sua vita. Mi vedevo come una vecchia poco attraente dai capelli grigi, degna del suo disprezzo.

E questo è stato quando Maggie Kuhn, la fondatrice delle Pantere Grigie, ti ha cambiato la vita. Cosa ricordi di quell’incontro?

Come membro dell'Organizzazione nazionale per le donne (NOW) nel Minnesota, avevo un gruppo multi-generazionale di amiche. Dopo la separazione, il mio gruppo NOW ha partecipato a una conferenza a Washington. Maggie Kuhn aveva 72 anni e io ne avevo quaranta. Maggie ha detto: "Siamo creature sessuali fino all'ultimo respiro". Siamo rimaste tutte a bocca aperta. Io ho sempre avuto paura del sesso. Maggie ci ha detto che viveva in una comune e aveva un compagno più giovane: era un super modello di ruolo.

Quando sono tornata a casa, anche se il mio ex-marito aveva preso la maggior parte dei mobili, ho invitato delle persone a venire a vivere da me. Eravamo cinque adulti con quattro bambini e avevamo un solo bagno. Ho trovato un paio di ottimi lavori connessi con attività di volontariato e ho completato un master. Poi mi sono risposata. Mio marito aveva 22 anni in più di me e una cattedra al Dipartimento di Psicologia dell'Università. Era il mio insegnante, il mio migliore amico e consulente professionale, mi aspettava con un drink in mano per sentirsi raccontare la mia giornata a qualsiasi ora tornassi a casa. Ho lavorato alla pianificazione urbana e poi sono diventata vice sindaco di Minneapolis negli anni '80.

Il tuo mantra è "Lavoro significativo, pagato o non pagato, fino all'ultimo respiro". Puoi dirci come è nato?

Ho completato un dottorato di ricerca all'età di 69 anni, con un sondaggio e una tesi intitolata "Invecchiamento produttivo nelle comunità rurali" che riconosceva la produttività delle persone di età superiore ai 55 anni. Oltre il 75% delle persone che abbiamo intervistato - i più anziani avevano 84 anni  - si descrivevano come attive e sane: mi sono resa conto che discriminavo le persone in base all’età.

Tendiamo a pensare che il nostro valore sia misurato da ciò che guadagniamo, ma il lavoro è molto più dell’impiego. Sebbene io sia un grande sostenitrice dell'importanza dell'autosufficienza, la produttività è qualcosa che avvantaggia tutti ed è connessa con le nostre vite, non solo con il nostro lavoro. Mia sorella che ha 97 anni è un esempio: a causa della sua età e della sua ridotta mobilità, non può fare tutte le cose che faceva una volta. Ma sa ascoltare ed è spesso al telefono con le persone più giovani che hanno bisogno di parlare.

Questa scoperta sulla produttività nell’età avanza ha segnato gli anni seguenti della tua vita?

I migliori anni della mia vita sono arrivati dopo i settant’anni. È stato allora che ho contribuito a fondare tre organizzazioni fra i sostenitori dell'invecchiamento positivo: due in Minnesota e una con sede a Parigi che svolge attività di sensibilizzazione a livello globale. Vital Aging Network è stata creata nel 2001; Shift Network nel 2007; e Pass It On Network nel 2013. In tutti questi anni, ho viaggiato per il mondo per incontrare e imparare dai colleghi, insegnare corsi di Advocacy Leadership for Positive Aging (Leadership per l’invecchiamento positivo, ndr) ; tenere presentazioni e conferenze e vedere fino a che punto il mio lavoro sta facendo una differenza positiva. Ciò che mi piace di più è facilitare piccoli gruppi di discussione con persone che collaborano per il bene comune.

Non smetto di meravigliarmi del fatto che con Moira Allen, la mia partner che vive a Parigi, siamo riuscite a sviluppare una rete globale con legami in oltre cinquanta paesi, senza finanziamenti esterni. Paghiamo di tasca nostra per i nostri viaggi e per lo sviluppo  e la manutenzione del sito. Ciò che ha reso tutto questo possibile sono stati i collegamenti telefonici internazionali di Moira e, soprattutto, l'accesso a Internet che ci consente rimanere tutti in contatto. Sono una sostenitrice dell'accesso universale al digitale come mezzo per sanare le disuguaglianze e coltivare la pace.

Un’altra cosa meravigliosa dell'ultimo decennio è la profonda amicizia che ho sviluppato con i miei figli. Attendiamo con impazienza i nostri incontri annuali in cui condividiamo esperienze e immaginiamo nuove attività per il futuro.

Quali sono le lezioni meno discusse che hai imparato sull'invecchiamento che vorresti condividere?

Per tutta la vita, sono rimasta consapevole del fatto che il denaro è estremamente importante, ma anche un’occasione di scontro. Ho fatto personalmente esperienza di quanto sia crudelmente divisivo. Quando la compagnia assicurativa della mia famiglia è fallita, mio padre ha perso tutto: la fonte di reddito, i risparmi e l'assicurazione personale.

Quando le persone muoiono, tutto quello che i familiari pensano è chi si prende cosa. Credo che sia molto importante parlare apertamente con i nostri familiari di tutto ciò che riguarda il denaro e le nostre proprietà molto prima di morire. I miei desideri sulle cure per il fine vita sono state discusse con il mio compagno e con i miei figli qualche anno fa. La verità è che impariamo a essere vecchi e la vecchiaia implica la responsabilità di rendere le cose migliori per tutti coloro che vengono dopo.

Tutti noi che abbiamo più di ottant’anni abbiamo affrontato la morte molte volte. Per me è importante ricordare in occasioni dei loro compleanni o del giorno della morte i miei familiari e degli amici intimi, magari facendo qualcosa che ero solito fare con loro. Mi piace avere un oggetto tangibile da tenere o da indossare o da guardare per ognuno di loro. Avevo l'abitudine di indossare il cappotto di mio marito quando mi sentivo sola dopo la sua morte. Guardo la foto del mio figliastro, quando viene in mente. Adoro che il mio compagno Tom ha l'abitudine di controllare ogni giorno il suo calendario per i nomi dei suoi compositori, scrittori o eroi preferiti che sono nati o sono morti in quel giorno. Suona della musica o legge una poesia e tiene vivo il loro ricordo. Sono attività che arricchiscono le nostre vite.

Anche tu sei una persona sopravvissuta a qualcuno. Che cosa hai imparato da questa esperienza?

Nel giro di un anno, mia madre e mio marito sono morti, mio figlio si è laureato, sposato e trasferito in Africa con il Corpo di pace. Era la prima volta che mi trovavo da sola nella vita. Quando mio marito è morto, sono caduta in un buco nero. In realtà, una parte di me si trovava in quel buco nero fin dall'infanzia. La paura è stata rafforzata dalla morte di mio padre quando avevo 16 anni e dalle mie esperienze con la polio all'età di 19 anni.

In un certo senso, avevo usato i miei incubi per continuare a recitare il ruolo della vittima. Una volta accettata la responsabilità nel generare i miei incubi, sono stata in grado di andare avanti e abbracciare la verità di Victor Frankl, descritta nella libro “Uno psicologo nei lager”. L’unica cosa su cui abbiamo veramente il controllo è come percepiamo la nostra esperienza - come ci pensiamo. Per me, nel 1991, questa consapevolezza è stata un momento di trasformazione. Due anni più tardi, ero pronta per il prossimo passo verso l'abbandono della mia autocoscienza e l'inizio del viaggio verso l'auto-trascendenza.

Cosa significa "auto-trascendenza"?

Maslow ha raccontato che qualcuno gli ha suggerito che l’auto-realizzazione doveva essere in cima alla piramide dei bisogni, ma alla fine della sua vita ha scoperto che sarebbe stato meglio parlare invece di “auto-trascendenza”. Ovvero, trascendere l'ego, preparandosi a passare nell'universo. Lasciar andare è una tappa di questo processo. Dato che il numero di coetanei rimasti continua a diminuire, si potrebbe pensare che le mie priorità siano più a breve termine, poiché questa è la lunghezza del mio futuro. Ma invece desidero lavorare su questioni che faranno la più grande differenza nel plasmare il futuro per le generazioni a venire.

Un'ultima domanda: che dire del suggerimento di Maggie Kuhn? Aveva ragione?

Sono profondamente grata per l'espansione dell'intimità sessuale nell’ultima parte della mia vita. Passare dei momenti con il mio partner (che è una dozzina di anni più giovane, così come quello di Maggie Kuhn), con della buona musica, è davvero speciale. Anche se raramente mi preoccupo di truccarmi e so che sono coperta di macchie e rughe, mi fa sentire una bella donna.