C'è più del pregiudizio dietro la discriminazione anagrafica

Paul_Higgs.jpg

L’età è un'arena commerciale. La parte redditizia è legata allo stile di vita, la parte non redditizia è collegata alla cura

Paul Higgs, professore di sociologia dell'invecchiamento presso l'University College di Londra, coautore del paper: "L'ideologia dell'ageism contro l'immaginario sociale della quarta età: due diversi approcci ai contesti negativi della vecchiaia”

Professore di sociologia dell'invecchiamento presso l'University College of London (UCL), Paul Higgs mi ha incuriosita per il suo lavoro su alcuni aspetti meno esplorati dell'invecchiamento al di fuori dei circoli accademici. È coautore di libri come “Aging, Corporeality and Embodiment” (Invecchiamento, corporeità e incarnazione, ndr), in cui esplora la complessa relazione tra corpo e invecchiamento nel contesto sociale. Ha anche contribuito a “Rethinking Old Age: Theorizing the Fourth Age” (Ripensare l'età avanzata: teorizzare la quarta età, ndr), in cui introduce il concetto di quarta età di cui parleremo in questa intervista. Il mese scorso ha pubblicato un nuovo articolo: “The Ideology of Ageism versus the Social Imaginary of the Fourth Age: two Differing Approaches to the Negative Contexts of Old Age” (L’ideologia dell'ageism contro l'immaginario sociale della quarta età: due diversi approcci ai contesti negativi della vecchiaia).

Devo ammettere che qualche volta nel corso della nostra lunga conversazione ho fatto fatica a mettere insieme i pezzi di conoscenza avanzata che mi ha proposto, ma il suo è un approccio quasi filosofico al tema. Alla fine, è un po’ come quando scali una montagna, hai una vista dall’alto, ma se sei vicino al precipizio, non puoi fare a meno di provare un senso di vertigine. Quindi, anche se a volte sembra un discorso astratto, non ti arrendere: ci sono alcuni spunti su cui vale la pena riflettere.

Da cosa nasce il tuo interesse per l'invecchiamento?

Sono un sociologo. Ho un dottorato di ricerca in politica sociale ed esperienza in corsie di geriatria negli ospedali. Ho notato la grande diversità nelle condizioni dei pazienti e come la maggior parte di loro non volesse essere definita dalla medicina geriatrica.

Perché avete teorizzato l'esistenza della quarta età?

Chris Gilleard, professore associato onorario in psichiatrica presso l'UCL e io abbiamo sentito il bisogno di evidenziare che l'invecchiamento non esiste in una sola categoria. Sappiamo tutti che una volta in pensione, perdi il tuo status sociale, ma i pensionati contemporanei sono le stesse persone che hanno creato i movimenti giovanili degli anni Sessanta e Settanta, un periodo in cui hanno iniziato a emergere nuove forme della cura di sé e dell’auto-rappresentazione. La loro generazione ha una lunga aspettativa di vita ed è ben determinata a godersela, grazie alla buona salute e all'esistenza di pensioni statali. Viene in mente una campagna pubblicitaria che equipara la pensione alla “vacanza più lunga della tua vita”. Sono molto diversi, quindi, dagli anziani nelle case di cura.

Perché questa definizione è importante?

Il concetto di terza età fu reso popolare da Peter Laslett, un professore di storia a Cambridge che ha notato come, alla fine del xx secolo, le persone cominciavano a vivere più a lungo dell'età della pensione. Ma cosa facciamo, invece, con le persone che perdono la loro indipendenza? Non esistono attributi positivi associati alla povertà e alla dipendenza. Le persone che appartengono a questo gruppo sono potenzialmente un problema, ma il punto è che sono sempre state viste (e trattate) come una categoria di politica sociale e non come una categoria di vita. Chris e io, invece, volevamo attirare l'attenzione su questa differenza.

In che modo la definizione della quarta età influisce sul dibattito sull'invecchiamento?

È importante su entrambi i lati dello spettro generazionale, fra la terza e la quarta età. Le persone anziane oggi fanno cose che non hanno mai fatto in passato: viaggiano, vivono in paesi stranieri dove i loro soldi valgono di più. Rispetto a una volta, la vita ha più fluidità. Allo stesso tempo, però, noi volevamo parlare delle cose che sfuggono al radar, come le vite delle persone fragili nelle case di cura. Invece di essere liberi di fare cose, queste persone diventano incapaci di fare cose, un elemento con cui la terza età non vuole essere associata. C'è una profonda paura della fragilità, del deterioramento cognitivo, della perdita di indipendenza La terza età è un campo culturale, mentre la quarta è un immaginario sociale. Non è semplicemente una questione di cultura anti-età come siamo abituati a pensare.

Dobbiamo quindi mettere in discussione il concetto di ageism? Ce nei puoi parlare?

Usare il termine ageism come una categoria allo stesso modo di razzismo e sessismo non aiuta. L’ageism, infatti, è un concetto troppo ampio e che aggrega molte valenze. Le persone che appartengono alla terza età tendono a discriminare la fascia di popolazione più vecchia e in condizioni fragili. Ma è davvero così? Con il nostro articolo, volevamo descrivere perché è importante riconoscere la paura della quarta età. Le persone anziane hanno bisogno di riconoscimento per distinguersi da un gruppo di persone fragili, ma in questo senso l'ageism non serve allo scopo, perché è un termine contraddittorio. Dobbiamo riconoscere i bisogni di entrambe le età, da qui il concetto della quarta età.

Avere due definizioni diverse per la terza e la quarta età avvantaggia anche le persone in declino e le cui esigenze possono essere prese in considerazione meglio. È anche un modo per promuovere un dibattito sui loro diritti?

Se guardi alle scelte fatte in strutture per persone non auto-sufficienti, sono scelte fatte da qualcun altro. L'attribuzione dell'invecchiamento viene rimossa. Se i bisogni della quarta età sono i bisogni delle cure, l'intervento sociale dovrebbe essere prioritario e poiché l'assistenza deve essere fornita dalle persone, è un processo che richiede di riconoscere l'umanità di coloro che ne hanno bisogno. Ma se ci pensi, non c'è una lista dei diritti della persona non auto-sufficiente: i diritti sono semplicemente organizzati intorno all'etica deontologica. E anche in termini di immaginario sociale, queste persone sono invisibili. Nella pubblicità per le case di cura, per esempio, l’esistenza di questo gruppo viene ignorata, i suoi membri non sono rappresentati.

Diciamo che riconosciamo la nostra paura di una condizione di dipendenza e adottiamo il concetto della quarta età. Cosa potrebbe cambiare?

La vecchiaia è un esempio di una sfida con troppe ipotesi nell'immaginario sociale. L'ageism è stato usato dai ricercatori per non approfondire la questione. È stato spesso usato per descrivere un atteggiamento nei confronti degli anziani, la conseguente marginalità economica e sociale. Ma non è così che funziona nella vita reale. Le categorie universali dell'invecchiamento sono crollate e l'età attuale è un'arena commerciale. La parte redditizia è legata allo stile di vita, la parte non redditizia è collegata alla cura. Il modo in cui usiamo ora l'ageism non serve  questa complessità, ma se estrapoliamo la paura e le contraddizioni intergenerazionali, il termine, come nel caso del sessismo o del razzismo, potrebbe indicare solo il pregiudizio.