Datti il permesso di evolvere

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Parlando degli stereotipi con cui devono fare i conti le donne dopo gli anta, penso che qualcosa stia cambiando e sta cambiando perché stiamo facendo in modo che cambi, insistendo sulla nostra visibilità

Anita Irlen, consulente e autrice del blog Look for the Woman beyond Fashion

C’è voluto solo un tweet perché Anita Irlen e io facessimo clic. Potrebbe essere per via del nostro comune background in sociologia e per la mentalità risultante oppure per il suo motto "No Mud, No Lotus" (Niente fango, niente loto, ndr) che lascia trasparire una personalità arguta, ma il risultato è che ci siamo trovate immediatamente sulla stessa lunghezza d'onda. Come autrice del blog Look for the Woman beyond Fashion, Anita è un'esploratrice del territorio dell'immagine con un occhio attento alle over 40. Proprio perché siamo fashion maker e allo stesso tempo tempo diamo alla moda il potere di definire noi stesse, sono sempre affascinata dalla capacità dei materiali e delle forme di trasmettere così tanti messaggi. È stato quindi un piacere navigare con Anita nel linguaggio senza parole dello stile e apprendere di più sulla sua storia.

Da dove viene la tua passione per la moda?

È iniziato tutto con mio nonno. Era un sarto, un vero sarto europeo "vecchia scuola". Ha portato la sua arte con sé dalla Lettonia, come rifugiato, in un campo profughi in Germania, poi in Australia e infine negli Stati Uniti. Ha vestito tutta la mia famiglia con abiti confezionati squisitamente. Ha persino fatto lo smoking di mio padre che ho ancora. Fin da piccola, dunque, sono stata circondata dall’immagine, dal tessuto e persino all'odore del tessuto e dal processo della sua trasformazione in capi eleganti.

Parlando di moda e invecchiamento, ho notato che dopo anni di lezioni dalle pagine delle riviste dalla tv, le over 40 sono lasciate sole a occuparsi del loro look. Cosa ne pensi?

E’ una situazione che sta cambiando. Ci sono riviste femminili, blog e altri social media dedicati allo stile delle donne over 40. Ci sono anche più persone di colore, gay, disabili, transessuali, donne e uomini anziani che percorrono le passerelle della moda e appaiono anche nelle riviste a grande diffusione. Non sono più delle eccezioni, l'occasionale foto di Charlotte Rampling o Helen Mirren su Vogue.

Sì, la lezione esiste ancora, gli articoli che dicono "5 cose che le donne sopra i 50 anni non dovrebbero mai indossare". Ma sai una cosa? Anche noi perpetuiamo questa mistica. Mi è capitato di leggere un articolo, scritto da una blogger della mia stessa età, intitolato: "Come nascondere le braccia". Non voglio sembrare troppo critica, poiché capisco il desiderio di nascondere certe parti della nostra anatomia quando invecchiamo, ma credo che dovremmo mettere in discussione questo bisogno. 

D'altra parte, l'industria della moda e della bellezza giocano un ruolo importante nel condizionare la nostra prospettiva: come possiamo venire a patti con questa relazione ambivalente?

È davvero una relazione ambivalente. Poiché scrivo di questi argomenti, mi interrogo costantemente sull'intera questione della moda. Anche ora, mentre scrivo, penso: “Sto facendo qualcosa che potrebbe perpetuare nelle donne un certo modo di guardare a se stesse?”.

Il mio atteggiamento è, non prendiamo le cose troppo seriamente. Penso all’industrieìa della moda e della bellezza come a qualsiasi altra selezione di prodotti; posso comprare questo frigorifero piuttosto che quello. Il più delle volte, però, guardo alla moda come a una forma d'arte. Ci sono pochissime "arti e mestieri", c’è vera arte, poi ci sono i "capolavori", la couture. Non possiamo tutte possedere un capolavoro, ma possiamo apprezzarlo e imparare la sua lezione.

Per me, è sempre una questione di qualità rispetto alla quantità, su tutto. Me l'hanno insegnato mio nonno e la famiglia. Nel campo degli sfollati, mia madre non aveva un “guardaroba”, aveva un solo buon vestito e un cappotto ben fatto! E aveva un costume da bagno che si era fatta con le fodere degli elmetti dei militari americani che aveva trovato da qualche parte. È un'eredità e un modo di essere di cui sono molto orgogliosa.

Come e perché hai iniziato a mettere in discussione lo status quo relativo all'invecchiamento?

Penso di averlo fatto quasi inconsciamente, perché ho iniziato a prepararmi all’invecchiamento molto presto. Mi sono laureata in sociologia. Penso come un sociologo, quindi considerare i dati demografici, gli individui nelle diverse fasi della vita e il modo in cui interagiscono non è qualcosa di insolito o difficile per me.

Quali sono le cose più sorprendenti che hai imparato in questo viaggio?

Ci sono così tante cose che mi sorprendono! Come la maggior parte delle persone neghi il proprio processo di invecchiamento e la conseguente, inevitabile morte. Questo include anche me, stupefatta per la mia avversione per il processo. Ma la cosa che mi ha sorpreso di più, direi che mi ha addirittura choccata è quanta discriminazione anagrafica esista davvero al mondo.

Una cosa che trovo sempre così sorprendente è che le donne con cui mi relaziono in questa fascia di età sono generose, accoglienti, aperte: è così incoraggiante. Hai la stessa sensazione? A cosa lo attribuisci?

Hai ragione, molte donne sono disponibili, accoglienti e con una mentalità aperta, sono quelle che non negano l'invecchiamento. Le donne che non credono alla narrazione che dice che diventiamo invisibili a una certa età, che dobbiamo fare un passo indietro e trascorre il tempo con biscotti e nipoti. 

Per contro, ho scoperto che le donne che credono a questa mistica tendono, invece, a tenerti a distanza, probabilmente immaginano che siamo tutte in qualche modo in competizione. Forse è il risultato di qualche sorta di istinto di auto-conservazione.

Quali sono gli stereotipi legati all'età che condizionano maggiormente la vita delle donne? I primi, cioè, di cui dovremmo sbarazzarci?

La questione dell'invisibilità! Una donna inizia a sentirsi "trascurata" quando invecchia. L'evoluzione ci spiega il perché: le donne giovani, quelle che possono ancora riprodursi, sono viste e cercate. Non dobbiamo sentirci in colpa se soffriamo di questa invisibilità, ma non dobbiamo neanche accettarla passivamente

Ultimamente, ho la sensazione che molto spesso perpetuiamo questo processo. Noto infiniti articoli sull’invisibilità sui blog e sulle riviste. Direi che sia abbastanza. Rischiamo di alimentare ulteriormente questa tendenza.

Tuttavia, penso che qualcosa stia cambiando e sta cambiando perché stiamo facendo in modo che cambi insistendo sulla nostra visibilità. Un esempio è quello che è successo alle ultime elezioni per il Congresso degli Stati Uniti, quando gli elettori hanno scelto una delle classi più diverse della storia.

Che cosa hai imparato finora: come dovrebbe evolvere la moda quando abbiamo 40, 50 anni e così via?

Non provengo dalla scuola di pensiero che dice “Fai tutto quello che vuoi” né sono per fare e non fare liste. Il verbo che hai scelto - evolvere - è perfetto. Molte donne non si permettono di evolvere. Sembriamo riluttanti a cambiare o troppo disponibili a seguire.

Lo stile e la moda sono più interessanti quando vengono da dentro, in modo organico. Penso che bisognerebbe prendere in considerazione ogni alternativa, osservare e scegliere saggiamente ciò che ci parla.

C'è uno capo di abbigliamento (o più) che diventa necessario quando invecchiamo?

C’è senz’altro una cosa: un buon cappotto! Perché indipendentemente da cosa indossi sotto, quando lo metti ed esci ti senti bene.

I materiali stanno cambiando: c'è una componente innovativa che trovi particolarmente interessante per le donne over 40?

L'innovazione nei materiali (fibre e tessuti) è un tema di grande attualità in questo momento. E tutto ha a che fare con il cambiamento climatico e la sostenibilità. Il tipo di innovazione di cui sto parlando sta trasformando materiali come funghi e ananas in fibre per creare abbigliamento. Sono sempre stata una convinta sostenitrice delle fibre naturali. Cotone, seta, lino, qualsiasi tipo di lana sono i migliori, non solo perché sono più sostenibili e biodegradabili, ma anche perché fanno vestiti dall'aspetto migliore. E anche se non comprerei una pelliccia, è importante rendersi conto che la versione sintetica, per quanto vegana, è comunque molto dannosa per l'ambiente. Meglio indossare una vecchia pelliccia della nonna piuttosto che comprare "eco-pelliccia". Ma si tratta di scelte personali che hanno a che fare con la propria consapevolezza e responsabilità.

Poi c’è la questione della slow fashion, etica e sostenibile. L'industria della moda è un'industria estremamente inquinante lungo tutto il ciclo di vita di un indumento: i prodotti chimici usati per fondere le materie prime e fare tessuti, quelli usati per produrre tessuti sintetici e lo smaltimento di tonnellate di indumenti usati. In breve, l'industria della moda come la conosciamo è insostenibile. La cosa buona è che il settore sta arrivando a patti con tutto questo.

Quando si tratta di donne donne over 40 e moda, ho due idee. Primo: vorrei che fossero interessate alla slow fashion. Secondo: vorrei ricordare che se indossi fast fashion, capi di Zara, H&M e posti del genere, non stai facendo solo un cattivo servizio a te stessa - perché non avrai un bell'aspetto con vestiti a buon mercato e sarai inevitabilmente delusa -, ma anche ai tuoi figli e ai tuoi nipoti. Dai la precedenza alla qualità sulla quantità, sempre.

Parlando di colori: quali sono le regole d'oro?

Il colore è importante ed è qualcosa a cui ho prestato più attenzione in questi giorni. Vivo a New York e il colore per l'abbigliamento è il nero! Amo il nero e lo indosso la maggior parte del tempo, ma ultimamente è diventato troppo. Sto cercando una palette più colorata per me. Il colore è così personale e ognuno risponde a colori diversi in modo diverso.

Ho due suggerimenti quando si tratta di scegliere un colore. Innanzitutto, bisogna guardare all'arte, tanta arte e vedere quali colori, quali palette ti parlano. Cosa attira la tua attenzione? In secondo luogo, quando qualcuno ti dice che stai benissimo con qualcosa, probabilmente ha a che fare con il colore che indossi. Vai a casa e guardati allo specchio. Cosa vedi? Ti piace quello che vedi? Se sì e ti senti a tuo agio con quel colore, considera di indossarlo di più.

La moda comincia a diventare più inclusiva: quale potrebbe essere un buon modo per inserire la variabile dell’invecchiamento nei suoi diktat?

La moda sta diventando molto più inclusiva e non penso che cambierà. Penso che si tratti di espandere le nostre definizioni di bellezza. I giovani in particolare stanno ampliando la loro prospettiva. I diktat non sono più accettabili; i giorni dell’abito da cocktail  in stile "Mad Men" sono finiti. In qualche modo, questo rende le cose più difficili per noi, perché dobbiamo scegliere. Dobbiamo definirci o quantomeno cercare di farlo. E se è troppo difficile sperimentare, si può sempre chiedere aiuto a qualcuno.

Immagino che tu osservi di più il look delle over 40: quali sono le cose da fare e quelle che non vuoi dire?

Come ho detto, non mi piacciono le cose da fare e da non fare, ma - a rischio di sembrare ingenua - ammetto di fare comunque delle liste. La cosa più importante è evita di decorarti come se fossi un albero di Natale, adornandoti con troppe cose. Le donne più anziane tendono a farlo. Penso che credano che ciò impedirà all’interlocutore di scrutarle e cercare segni di invecchiamento. Prima di tutto, non penso che funzioni, perché l'occhio rimbalza da un posto all'altro, portando a un maggior scrutinio. "Oh guarda le mani! Oh guarda il collo! Oh guarda, niente pedicure!”. Oltre a questo però, l'aspetto da albero di Natale funziona davvero solo per gli alberi di Natale. Coco Chanel ha detto: "Prima di uscire di casa, guardati allo specchio e togli una cosa".

Se potessi chiedere qualcosa all'industria della moda per soddisfare i bisogni delle over 40 e passa, cosa suggeriresti?

Vorrei chiedere di prestare maggiore attenzione a noi in generale, ma anche di assumere più donne anziane. È logico, no? Se sei per la diversità, allora diversifica il tuo staff. Questo è un settore in cui la moda ha ancora una lunga strada da percorrere.