Non c'è limite di tempo per reinventarsi

Arlene_Wanetick.jpg

Ho pensato: “Wow, voglio avere quella luce negli occhi quando avrò la sua età"

Arlene Wanetick, co-fondatrice di Life Working®, società di coaching e scrittura di curriculum con sede a Chicago

Mentre la mistica basata sull'eroe ci fa credere che lo start-upper sia un giovane bianco e proprietario di un garage, la realtà - fortunatamente per noi - è molto più varia. Come Pierre Azoulay et al. del MIT hanno sottolineato nel loro articolo del 2018 intitolato “Età e imprenditorialità di successo”, per le aziende di maggior successo, l'età media dei fondatori è di 45 anni.

Mi ha fatto molto piacere, dunque, avere la possibilità di parlare con Arlene Wanetick, co-fondatrice con Wilma Nachsin di Life Working® , una società di coaching e redazione di curriculum di Chicago che aiuta le persone in cerca di lavoro a presentarsi con sicurezza e in modo strategico. Arlene non rappresenta semplicemente uno di quegli imprenditori che hanno lanciato un'azienda all'età di 60 anni, è anche un brillante esempio di apprendimento continuo. Nella nostra chiacchierata, infatti, spiega cosa succede quando cogliamo l'opportunità di immaginare il futuro facendo alcuni passi indietro.

La nostra società è costruita su fasi predeterminate. Come sei riuscita ad aggirare questo ostacolo socialmente indotto e a tornare all'università a 56 anni?

Ho sempre vissuto la mia vita un po’ fuori dagli schemi, quindi non è stato un grosso problema per me. Sembrava più un percorso verso qualcosa di nuovo invece che un ostacolo.

Perché hai deciso di studiare consulenza gerontologica?

Ho un background in arte e scrittura e mi sono sempre interessata ai problemi dell’invecchiamento. Quando si è trattato di tornare all’università, ero interessata sia al Master in Art Therapy sia al Master in Counseling Gerontologico. Alla fine del primo semestre, mi sono resa conto che il primo non era quello che stavo cercando, quindi sono passata al programma gerontologico.

Grazie alla mia carriera in pubblicità, il mio background creativo era già forte e volevo iniziare qualcosa di nuovo, aumentare la mia conoscenza accademica e psicosociale dell'invecchiamento e imparare cose utili per il resto della mia vita. Era anche un nuovo programma e molto lungimirante in termini di responsabilità sociale.

Quali sono le cose inaspettate che hai appreso durante lo studio?

La discriminazione basata sull'età esiste ed è la più difficile da dimostrare. Dobbiamo prenderla in considerazione quando si manifesta al di fuori di noi, ma anche quando avviene nella nostra mente. Per esempio, ci sono attualmente quattro generazioni che lavorano fianco a fianco negli Stati Uniti e tra poco saranno cinque, per non parlare del fatto che entro il 2030 ci saranno più adulti oltre i 65 anni che bambini per la prima volta nella storia. Anche quello che pensiamo di noi è importante: uno studio dell'Università di Yale, per esempio, ha rivelato che gli anziani con un’auto-percezione positiva dell'invecchiamento vivono in media 7,5 anni in più. 

Possiamo fermarci un attimo e parlare del tuo interesse per l'invecchiamento? Penso che abbia molto a che fare con le scelte che hai fatto successivamente nella vita.

Quando avevo 30 anni, ho partecipato a una conferenza a New York intitolata “Invecchiamento consapevole", sponsorizzata dall'Istituto Omega per gli studi olistici, un rispettato centro non profit per il benessere e la crescita personale. Quello di cui avevo bisogno erano modelli di ruolo, insegnanti saggi, esempi di individui forti, stimolanti ed energici che fanno la differenza nel mondo e spostano la percezione dell'età nella cultura dominante.

Ho avuto la possibilità di ascoltare di persona gli interventi di persone come Ram Dass, insegnante spirituale, ex-psicologo accademico e clinico, autore del libro “Be Here Now”, il rabbino Zalman Schacter-Shalomi, fondatore del Movimento ebraico globale di rinnovamento e Maggie Kuhn, l'attivista nota per aver fondato il Movimento delle Gray Panthers, dopo essere stata costretta ad andare in pensione all'età di 65 anni. La ricordo come una donna vecchia, piccola e potente che ha invitato tutti noi a unirsi alla sua lotta per il cambiamento sociale e la giustizia indipendentemente dall'età .

Perché hai sentito il bisogno di partecipare?

Ci sono diversi motivi per cui stavo cercando ispirazione sull’età. Innanzitutto, qui negli Stati Uniti, non siamo così bravi nel trattare gli anziani con il rispetto e la decenza che meritano. Il giovane, il nuovo, il brillante è ciò che è apprezzato molto più del suo contrario. Poi, i miei genitori erano più vecchi di quasi tutti i genitori dei miei amici e molto tradizionalisti. Io, invece, ero avventurosa e volevo vivere in modo diverso, fare più cose. Così, ho iniziato a leggere e a cercare modelli di ruolo.

Infine, c'è anche il fatto che tre dei miei nonni sono morti prima della mia nascita, quindi mia nonna materna era la mia unica nonna e l'amavo teneramente. Mi ha spesso fatto da baby-sitter e ho ricordi felici dei nostri sabato sera trascorsi a guardare la tv e ballare la polka nel nostro piccolo soggiorno. Quando avevo circa dieci anni si trasferì dal suo appartamento in una casa di cura nelle vicinanze, perché la sua salute si stava deteriorando. Un giorno, mia madre decise di non portarmi più a vederla.

Sono convinta che mia madre pensava che stesse facendo la cosa giusta a essere protettiva nei miei confronti, ma a posteriori, mi ha rubato un'importante opportunità per imparare personalmente cosa succede quando invecchiamo e come viviamo mentre ci avviciniamo alla morte. Quindi, è così che ho continuato a studiare e a imparare al riguardo.

In che modo la partecipazione a questa conferenza ha influito sugli anni seguenti della tua vita?

Ho continuato a tenere il radar acceso in cerca di persone anziane entusiasmanti e stimolanti. Non molto tempo dopo, ho letto un fantastico libro intitolato “Se vuoi scrivere”, di Brenda Ueland. Oltre al contenuto, una delle tante cose che mi ha colpito è stata una foto in bianco e nero dell'autrice sul lembo anteriore della copertina, scattata nell'anno in cui è stato scritto. La forza, la sicurezza e la vivacità del suo spirito erano evidenti.

Poi, ho guardato il lembo interno della cover posteriore e sono stato rimasta sorpresa nel trovare un'altra sua foto in bianco e nero, questa scattata invece nell'anno in cui il libro è stato ripubblicato 45 anni più tardi. Ho visto una donna vecchia con lunghi capelli grigi e un’immensa vitalità nei suoi occhi e nello spirito. Ho pensato, “Wow, voglio avere quella luce negli occhi quando avrò la sua età”.

Con una carriera nella pubblicità, sei ben consapevole della pressione generata dai media sull’importanza di un aspetto giovane. Stai percependo piccoli cambiamenti nel processo di normalizzazione dell'invecchiamento o siamo ancora molto lontani?

Penso che abbiamo ancora molta strada da fare. L'industria pubblicitaria è una delle peggiori in questo senso. Mi ha sempre frustrato e ho cercato di fare ciò che potevo per avere un impatto positivo sui molti modi in cui la pubblicità può modellare e influenzare l’opinione pubblica. Ma le culture che adorano i giovani non si piegano facilmente, nemmeno alla luce del potere d'acquisto dei vecchi decisori.

Tornando alla tua professione, come sei arrivata alla decisione di lanciare la tua attività?

La ragione per tornare a scuola dopo la pubblicità era perché era arrivato il momento di fare qualcosa di più significativo. Dopo aver completato la scuola di specializzazione, sono entrata in un team di coaching per la carriera e le strategie di ricerca di lavoro. Ho lavorato lì per quattro anni e mezzo, perfezionando le mie conoscenze con colleghi e clienti meravigliosi.

Contestualmente, ho incontrato Wilma Nachsin, una straordinaria stratega di carriere, coach e autrice di curriculum che mi ha insegnato tantissimo e che è diventata mia amica. Entrambe volevamo più autonomia per sviluppare i nostri punti di forza, le nostre capacità e le strategie. E’ così che siamo diventate partner e abbiamo creato Life Working®.

Tendiamo a pensare che gli start-upper siano giovani per definizione, quali sono i vantaggi e le sfide di essere un imprenditore over 60?

Abbiamo decenni di vita e di esperienza commerciale a cui attingere, possiamo contare sulle nostre capacità di strategia, esecuzione e sulla perseveranza. Abbiamo ancora tanta energia per lavorare sodo, investire del tempo, fare quello che serve. Lavorare con Wilma, un partner saggio, attento e dedicato il cui background e le cui competenze sono complementari alle mie, fa tutta la differenza. Sono estremamente grata di aver deciso di lavorare insieme.

Per quanto riguarda gli svantaggi, con solo 24 ore al giorno, man mano che si invecchia il tempo diventa più prezioso. Mi trovo a lavorare duro come sempre e, di solito, mi diverto; ma a volte mi piacerebbe che ci fossero giorni di 36 ore o settimane di otto giorni per avere più tempo per fare tutte le altre cose che contano per me. La vita è breve e voglio sempre più tempo.

Con il lancio di Life Working®, sei nella posizione di aiutare le persone nella loro vita professionale. Per farlo, le guidi a vedere i loro punti di forza. Quali sono le capacità / qualità che generalmente noti nei talenti maturi?

La capacità di costruire e mantenere relazioni solide, l’affidabilità, la flessibilità, la determinazione e la chiarezza di obiettivi, valori e priorità.

D'altra parte, quali sono le qualità che le persone mature faticano a notare in se stesse?

Il coraggio, la capacità di ripresa, la volontà di considerare più punti di vista e la consapevolezza di quanto sono capaci.

Infine, puoi dirci qualcosa sulla tua filosofia di invecchiamento? 

Proteggi la tua salute, esplora cose nuove, continua ad imparare, apprezza ciò che è e alimenta il buon umore.