Rifiutate le limitazioni autoimposte

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Un segmento considerevole della nostra popolazione - le donne sopra i 50 anni - è sottoutilizzato, sottopagato o disoccupato. Se nulla cambia, questi talenti saranno spinti verso la povertà

Stela Lupushor, fondatore e presidente di amazing.community

In un mondo di oratori, Stela Lupushor ascolta. Nella nostra conversazione, infatti, mi ha inondata di attenzione. Credo che abbia sfruttato anche questa capacità quando ha deciso di rinunciare alla sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato - ha guidato le funzioni di HR Strategy e Social Analytics presso IBM - per reinventare se stessa, il suo futuro e il futuro del lavoro.

Il risultato di ciò che ha definito un "tuffo nell'ignoto" è amazing.community, un'organizzazione no profit con sede a New York che aiuta le donne a rientrare, a rimanere nel mondo del lavoro o cambiare espandendo i propri orizzonti professionali.

Un anno dopo il suo lancio, amazing.community ha catalizzato una rete di oltre 700 persone che hanno accesso a workshop e idee per affrontare argomenti contemporanei, ma poco seguiti come l'invecchiamento e l'immagine del corpo, la fisiologia delle carriere (ovvero: cambi, transizioni e apprendimento continuo) e il diritto all'inclusione.

Ecco la sua storia e quello che ha scoperto durante il suo percorso.

Come è nata l'idea di amazing.community?

Il futuro del lavoro e il bisogno di indipendenza sono stati al centro della mia attenzione per più di dieci anni, ma era solo un'esplorazione accademica. Non l'ho considerato da un punto di vista personale. È stato così fino a quando ho preso la decisione di sperimentare questo futuro in prima persona, per capire come sarà e quali opportunità creerà. amazing.community non è stata un'idea completamente formata sin dall'inizio, ma un'immagine che ha iniziato a emergere da questa esplorazione.

Puoi parlarci del processo che ha portato alla sua creazione?

Mi sono immersa nella ricerca, ho avuto conversazioni e periodi di tranquilla introspezione. Poco a poco, alcuni temi sono diventati molto chiari, all’incrocio tra essere una donna e il mondo delle imprese.

La maggior parte di noi, infatti, arriva a un certo punto nella vita in cui si rende conto che quello che stiamo facendo ci va stretto e vogliamo concentrarci su qualcosa che avrà un impatto maggiore rispetto alla prossima relazione trimestrale. Proprio per la natura della loro vita, le donne tendono a reinventarsi più frequentemente e profondamente. Molto spesso abbiamo figli, tendiamo a prenderci cura dei nostri genitori malati. Queste sono tutte transizioni che possono portare a diversi stili di vita e cambiamenti di carriera. Il risultato è che quando si rientra nel mondo del lavoro, le donne hanno maggiori difficoltà a sostenere il loro livello di reddito, per non parlare della possibilità di farlo crescere.

A questo proposito, la statistica più choccante per me è stata che metà della disoccupazione a lungo termine negli Stati Uniti ha per protagoniste donne tra i 55 e i 65 anni. Sebbene abbiamo fatto tutte le scelte giuste, a lungo termine rischiamo di affrontare l'insicurezza finanziaria, perché probabilmente sopravvivremo ai nostri coniugi, matrimoni e risparmi.

Se non cambierà nulla, una grande parte della popolazione statunitense sarà spinta verso la povertà. Nonostante un mercato del lavoro che non riesce a trovare i talenti di cui ha bisogno, le donne oltre i 50 anni sono senza copertura, sottoutilizzate, sottopagate o disoccupate.

Quali cambiamenti pratici possono essere introdotti per contrastare questa tendenza?

Le aziende dovrebbero spostare la loro attenzione dalla diversità all'inclusione, perché concentrandosi solo sulla diversità corrono il rischio di creare soluzioni che, per definizione, servono solo un gruppo ed escludono il resto.

Inoltre, quando applicano l'analisi alle risorse umane, le aziende dovrebbero considerare la possibilità di introdurre, magari inavvertitamente, pregiudizi nel processo di assunzione. Gli algoritmi e i modelli creati per analizzare rapidamente migliaia di curriculum sono costruiti per individuare ciò che ha permesso alle persone di avere successo in passato, ma questo non significa che le stesse caratteristiche possano spingere le aziende verso il futuro. Quindi, c'è un terzo elemento che chiama le donne direttamente in causa.

E cioè?

Le donne tendono ad autoescludersi. Molte di noi vogliono trovare un lavoro nuovo o meglio retribuito, imparare nuove competenze, entrare in una nuova comunità, ma ci sono così tante altre cose a cui diamo la priorità su ciò che vogliamo. Siamo portate a scegliere la sicurezza del lavoro che abbiamo rispetto all’incognita di cercarne uno nuovo.

Diamo la colpa a noi stesse per la nostra incapacità di ottenere un nuovo lavoro, ci diciamo cose tipo: "Sono troppo vecchia", "Non posso imparare altre cose”. Troviamo delle scuse per giustificare il fatto che non ci proviamo neanche: "Non corrispondo alla descrizione al 100%", "Stanno cercando qualcuno più giovane". Accettiamo rifiuti dubbi e o veramente discriminatori "Sei troppo qualificata", "Non possiamo pagarti quello che meriti”. Non ci presentiamo agli eventi formazione, non facciamo  networking, anche se sappiamo che sono tutte cose che potrebbe condurci a una nuova destinazione, magari migliore.

Scegliamo di credere a limiti auto-imposti. Scegliamo di pensare che siamo meno di. Scegliamo di non sentirci degne o all’altezza. Le organizzazioni aziendali hanno una lunga strada da percorrere, ma noi donne dobbiamo intervenire nella conversazione, partecipare, far notare la nostra presenza.

Qual è l'aspetto più importante della discriminazione legata all'età che le donne dovrebbero affrontare e perché?

Creiamo convinzioni auto-limitanti che riducono il nostro mondo e la percezione di ciò che possiamo o non possiamo fare. Le donne si sentono costrette a rispettare le norme sociali che definiscono il modo in cui dovremmo comportarci, negoziare, chiedere e apparire - l'elenco può continuare all'infinito.

Non sfidiamo necessariamente quelle norme e ciò che è più sorprendente, giudichiamo gli altri che scelgono di sfidarle. Dobbiamo darci il permesso di resistere alle aspettative della società su cosa significhi buono e ancora meglio, dobbiamo guidare noi stesse il cambiamento

Cosa servirebbe alle donne per invertire la rotta?

Ci sono tre elementi in gioco qui: la volontà, l’innesco e le competenze. Quando non abbiamo a che fare con un licenziamento, il trascorrere del tempo è generalmente un fattore scatenante: iniziamo a mettere in discussione il significato delle nostre scelte e ci guardiamo intorno. Ma abbiamo anche bisogno del desiderio di uscire dalla nostra zona di comfort e tirare fuori o mettere insieme le risorse per affrontare nuove sfide.

Se c’è il desiderio di farlo, facciamo un primo piccolo passo, poi il successivo, uno più grande e così via. Si possono imparare nuove competenze o esercitarsi a sufficienza per sentirsi a proprio agio di fronte a un pubblico o negoziare con il partner la gestione dei figli la sera, così da poter investire noi stesse, prendere lezioni o partecipare a un evento di networking.

La cosa più importante è agire e non lasciare che il chiacchiericcio, le scuse o le ragioni (per quanto valide) possano distrarci dagli obiettivi che ci siamo prefissate.

In che modo le donne che hai incontrato attraverso amazing.community hanno cambiato il tuo approccio all'invecchiamento?

Essere parte di amazing.community ha rovesciato il mio mondo. Ho imparato ad accettare e ad abbracciare il processo naturale dei cambiamenti fisici che accadono al corpo quando invecchi. Vedo il mondo in molti più colori: non ci sono più scelte binarie quando si tratta di sesso, età, razza, religione, per vivere esperienze. Siamo davvero uniche e non dovremmo permettere a nessuno di farci sentire diversamente.

Parlando di te, cosa pensi dell'invecchiamento?

Sorprendentemente, il mio sentimento verso l'invecchiamento non è cambiato molto. Invecchiamo dal momento in cui nasciamo e l'invecchiamento è il processo più naturale che ci capita. Inoltre, è l'esperienza più unificante per tutti gli uomini.

Non sono preoccupata dei segni esteriori dell’invecchiamento, piuttosto mi sto concentrando su quale differenza posso fare oggi per coloro che stanno affrontando una discriminazione basata sull'età, a cui non viene data l'opportunità di far parte di quel "futuro del lavoro" in continua espansione e pieno di promesse

Come ti avvicini a questo processo fisicamente e mentalmente?

Faccio yoga. Quando posso, scelgo di camminare invece di prendere la metropolitana o il taxi. Uso le scale, non l'ascensore. Mi preoccupo meno delle cose che non sono riuscita a fare. In realtà, mi preoccupo meno in generale. Investo di più nel mettermi in contatto con le persone e trascorrere del tempo di qualità con loro. Imparo e resto curiosa. Dico di sì a eventi e inviti inaspettati, c'è sempre qualcosa di interessante da imparare.

Ho deciso di imparare dai miei figli e uso ogni occasione per condividere con loro quanto rispetto e apprezzamento bisogna dare all’invecchiamento. Dopotutto, invecchieranno anche loro. Sto insegnando loro anche del sano egoismo: è nel loro interesse prendere decisioni che rendano il mondo più inclusivo per tutti. Le discussioni intergenerazionali potrebbero essere la tecnica di cambiamento più potente che abbiamo!

D'altra parte, come ti sta arricchendo l’invecchiamento?

Capisco tutte le barzellette sull'invecchiamento e invece di arrabbiarmi per l’insensibilità delle persone, posso ridere di tutto. C'è un senso di leggerezza e liberazione che arriva quando ti rendi conto che l'invecchiamento non è qualcosa da evitare o un problema da risolvere, ma piuttosto un processo naturale e ora abbiamo la saggezza di abbracciare l'esperienza e goderne a fondo.