Ripensate il bisogno di perfezione

Debbie Clarke Moderow

Invecchiare è il naturale sviluppo della vita che porta con sé benefici come saggezza, intuizione e il bisogno di esprimere chi si è veramente

Debbie Clarke Moderow, autrice e atleta dell’Iditarod Trail in Alaska

Ho conosciuto Debbie Clarke Moderow qualche anno fa, quando ho scritto un articolo sulle sfide del fitness. Sono rimasta affascinata dalla sua storia e dalla sua determinazione di ritornare sul Sentiero dell’Iditarod, la corsa con i cani da slitta fra i ghiacci dell’Alaska. Dopo il primo tentativo fallito, Debbie si è ripresentata e ha completato la gara su un percorso da 1.900 chilometri da Anchorage a Nome.

Come spesso capita con le persone eccezionali, Debbie è una donna di molti talenti e, infatti, è una bravissima scrittrice. Lo ha dimostrato nel suo primo libro “Fast into the night - A Woman, Her Dogs and Their Journey North of the Iditarod Trail” e adesso è al lavoro su un secondo titolo. Mi fa piacere, dunque, condividere la sua storia così come l’ha scritta.

Che sensazione provi a proposito dell’invecchiamento?

Non ho mai pensato molto alla questione fino a che sono arrivata ai sessant’anni. E’ buffo, ma suppongo che il fatto di tingere i capelli a partire dai quarant’anni dimostrasse la mia avversione per l’intero processo. E’ stato quando ho smesso di tingere i capelli grigi a sessant’anni che ha segnato il mio riconoscimento dell’invecchiamento e la mia determinazione ad accoglierlo.

Adesso che ho compiuto 63 anni, sono un po’ più realistica sul fatto che ho vissuto per sei decenni. Ovviamente, sono consapevole del passaggio del tempo - e ho momenti di malinconia al pensiero del tempo che passa -, ma per la maggior parte del tempo considero l’invecchiamento come una sfida a trarre il meglio della vita che mi è stata data. 

Come si differenzia il tuo modo di invecchiare da quello delle donne della tua famiglia che ti hanno preceduta?

Sto scrivendo di mia nonna e di mia mamma. Il loro esempio è di grandissima ispirazione per il mio l’invecchiamento. Entrambe hanno prosperato negli ultimi decenni della loro vita. Mia mamma ha avuto me quando aveva passato i quarant’anni e io avevo solo vent’anni quando lei aveva l’età che ho io adesso. La consideravo giovane e piena di vita. Mi ricordo che mi diceva che l’avevo mantenuta giovane. Adesso, il mio ricordo di lei come una “giovane” 63enne mi restituisce il favore. 

Come descriveresti la tua filosofia dell’invecchiamento?

La mia filosofia è che invecchiare è un’attitudine. Invecchiare è uno sviluppo naturale con molti vantaggi, come la saggezza, la consapevolezza, il desiderio di esprime chi si è veramente e quello che si ritiene importante. In questo senso, considero l’invecchiamento una sorta di privilegio - un onore che non si può prendere con leggerezza.

Puoi raccontarci qualcosa del tuo approccio all’invecchiamento da un punto di vista fisico e psicologico?

Sono molto più consapevole adesso rispetto a quando ero una giovane atleta sulla necessità dell’auto-conservazione fisica. Non do per scontato che tutto andrò bene, per esempio, quando conduco un team di dieci cani su un terreno ghiacciato. Adesso, magari scelgo di guidare un team più piccolo di sei cani. Cammino per molte miglia invece di correre in questi giorni. Non vale la pena di ritrovarsi nuovamente con una caviglia infortunata. Cerco di fare attenzione alla necessità di rimanere forte fisicamente.

Da un punto di vista psicologico, sono una donna testarda del New England. Per quanto ho sempre credo nella connessione fra corpo e mente, non ho mai esplorato veramente cose come la meditazione. Ultimamente, inizio a interessarmene. Suppongo che alla radice ci sia la mia consapevolezza dell’invecchiamento e la mia speranza di essere il più sana possibile, mentalmente e fisicamente.

Quando hai partecipato all’Iditarod nel 2003 avevi 48 anni. In che modo la maturità ti ha aiutato nel corso della gara?

E’ buffo, ma non mi consideravo nient’altro che “giovane” a quel tempo. L’età non era una variabile nella mia mente, anche se devo ammettere che avevo un’attitudine più cauta rispetto a quando avevo vent’anni. Intendo dire che più a lungo vivi, più diventa ovvio che le cose possono andare per il verso sbagliato. Nel mio libro, scrivo della mia battaglia interna fra osare e dubitare. E’ evidente che il dubbio sia cresciuto con il passare degli anni. In certi casi, il dubbio è una sana consapevolezza, in altri può rappresentare un blocco all’entusiasmo.

In che modo gareggiare ha cambiato la tua percezione sulla definizione degli obiettivi?

La mia partecipazione all’Iditarod mi ha curata dal perfezionismo. Quei quasi duemila chilometri, infatti, si sono rivelati pieni di sfide che non avrei mai immaginato. Quando sono arrivata al traguardo della mia seconda gara, ero immensamente soddisfatta. Ma non nel modo che avrei immaginato. Il mio perfezionismo era scomparso. Cioè, le corse sono state caotiche, ma in qualche modo siamo riusciti ad arrivare in una buona forma. Abbandonare l’idea che il successo corrisponda alla perfezione è stato il più grande regalo dell’Iditarod.

In che modo, invece, la gara ha cambiato il tuo approccio all’invecchiamento?

Sono stata una devota perfezionista prima di partecipare all’Iditarod. Ultimamente, mi sono resa conto che è impossibile abbracciare l’invecchiamento mentre si cerca di essere perfette. Le sfide del percorso mi hanno curata da questa tentazione e, in cambio, mi hanno insegnato che la resilienza e la vera soddisfazione derivano dal fatto di fare il meglio possibile. In retrospettiva, mi rendo conto che si tratta di una lezione che ha a che fare con un’attitudine positiva sull’invecchiamento. 

Per contro, che impatto ha avuto l’invecchiamento sul tuo approccio al lavoro e alla vita?

A 63 anni, sento il bisogno di attingere dalle lezioni che ho accumulato nel corso degli anni, per stuzzicare la saggezza universale attraverso la mia scrittura. In qualità di autore, sono chiamata a scoprire il significato dalle esperienze vissute. In questo senso, questo potrebbe essere il momento più alto del mio potenziale creativo

Quali sono gli stereotipi sull’invecchiamento che le donne dovrebbero abbandonare?

A questo proposito, le donne devono fare i conti con una doppia sfida. Le donne non ricevono il rispetto che meriterebbero e questo vale anche per le nostre donne anziane. Ma devo spiegare questa affermazione con una domanda: mi chiedo se alle donne più anziane venga dato più rispetto nella società americana rispetto alle donne più giovani? Non ho una risposta, ma figure come Barbara Bush hanno acquisito importanza ogni anno.

Poiché mia madre aveva 43 anni quando sono nata, molte delle sue amiche erano molto più vecchie di me. Quando sono nata, mia sorella aveva quattordici anni e sono cresciuta una famiglia felice in cui convivevano molte generazioni di donne forti. L’amicizia con donne più vecchie di me è stato un regalo dell’esistenza fin dai miei primi anni e mi ha permesso di imparare che i nostri anziani posseggono delle prospettive dal valore inestimabile per le generazioni successive.

In tempi turbolenti come quelli che stiamo attraversando, è fondamentale ricordare da dove veniamo per tracciare un percorso positivo in avanti. Potremo trovarci in una situazione meno pericolosa oggi, se ai nostri vecchi - in particolare alle nostre donne anziane - fosse concesso maggiore rispetto. Mi rendo conto che devo rispondere a questa domanda: gli stereotipi relativi alla bellezza, alla forma fisica, alle prestazioni in ogni ambito dell’esistenza. Solo perché la voce di un cantante, per esempio, cambia con l’età non significa che non ci sia un’arte unica e intrinseca nell’espressione di invecchiamento di quella voce. 

Cosa hai imparato finora e che suggerimenti daresti a chi vuole disegnare un percorso pro-attivo verso l’invecchiamento?

Nessuno di noi sa quanto tempo abbiamo a disposizione su questa terra, ma credo che sia importante in ogni fase della vita capire in che modo possiamo dare un contributo e cercare di farlo. Da poco sono diventata nonna e ho deciso che riservare del tempo per giocare è uno fra i contributi principali che voglio portare all’esistenza di mia nipote. Certe volte, questo mi allontana dalla scrittura (e dal fatto di completare interviste come questa), ma sono convinta che niente sia più importante di questa relazione intra-generazionale.

Anche in questo caso, devo ringraziare mia madre e mia nonna che me lo hanno insegnato. Devo anche aggiungere una parola di gratitudine per mio padre che ha sempre avuto il più alto rispetto per tutti gli esseri umani, indipendentemente dall’età, dalla razza, dal sesso o dallo stato socio-economico.  

Con chi mi suggeriresti di parlare dell’invecchiamento?

Le anziane delle donne native americane dell’Alaska hanno una grande varietà di voci socio-economiche e culturali.